Una “palla di ghiaccio” per congelare e uccidere il tumore al seno, aprendo la strada a una chirurgia oncologica sempre più “soft” e con l’ambizioso orizzonte di un futuro senza bisturi. L’Istituto Europeo di Oncologia (Ieo) di Milano traccia l’identikit di questa evoluzione nel trattamento del cancro al seno, un percorso che punta a ridurre drasticamente l’invasività degli interventi, nel solco dell’eredità scientifica di Umberto Veronesi, pioniere di questo approccio.
“Quest’anno festeggiamo 100 anni dalla nascita di mio papà Umberto”, ha ricordato Paolo Veronesi, direttore del Programma Senologia dell’Ieo, aprendo il consueto appuntamento ‘Ieo con le donne’, un evento che ha visto la partecipazione di 1.500 donne provenienti da tutta Italia e l’emozionante testimonianza e performance musicale di Emma Marrone. Proprio in questo contesto, l’Ieo ha annunciato nuovi studi clinici focalizzati sulla minimizzazione dell’invasività chirurgica nel trattamento del tumore al seno.
“La chirurgia è il trattamento standard per le donne con tumore del seno ed è il caposaldo delle cure per questa malattia”, ha spiegato Paolo Veronesi. “Negli ultimi 40 anni, tuttavia, l’impegno di tutti i senologi del mondo – e in prima linea all’Ieo – si è concentrato nel ridurre al minimo l’invasività dell’atto chirurgico per ottenere il minore impatto possibile sulla vita della donna a parità di sicurezza oncologica. Vanno in questa direzione gli studi sulla chirurgia robotica o sull’eliminazione della chirurgia dopo la terapia medica preoperatoria, e i trattamenti percutanei come la crioablazione”.
La crioablazione, ovvero la cura che arriva dal gelo, rappresenta una promettente alternativa alla chirurgia tradizionale. “È un intervento meno invasivo perché non lascia cicatrici”, sottolinea Franco Orsi, direttore della Divisione di Radiologia Interventistica dell’Ieo. “Stiamo definendo il setting ideale. Al momento, sulla base dei dati che già abbiamo e che ne dimostrano l’efficacia, le pazienti che possono beneficiare di questo trattamento hanno dai 50 anni in su e piccoli tumori della mammella entro i 15 millimetri”.
Tecnicamente, la procedura sfrutta gli stessi strumenti utilizzati per la diagnosi, in particolare l’ecografia. Dopo che il tumore è stato sottoposto a biopsia e le sue caratteristiche sono state accuratamente analizzate, si procede alla sua eliminazione. “Con un taglio millimetrico, inseriamo una sonda sotto guida ecografica e la posizioniamo per ricoprire il tumore con questa palla di ghiaccio. Dall’ago infatti fluisce azoto liquido, che abbassa la temperatura della sonda a -190 gradi” e crea una zona di congelamento di circa 4 centimetri di diametro. “Sfruttiamo al massimo il margine di sicurezza intorno al tumore e a -40 gradi, la temperatura citotossica, lo uccidiamo”.
La crioablazione si configura quindi come un passo significativo verso una chirurgia oncologica sempre meno invasiva, con l’obiettivo di preservare al massimo la qualità di vita delle pazienti affette da tumore al seno, avvicinando sempre più la prospettiva di un futuro “no bisturi”.




