In occasione dell’8 marzo, la Giornata Internazionale della Donna, il mondo della ricerca scientifica italiana si ferma a riflettere su una realtà amara: sebbene la scienza non abbia genere, la carriera accademica ne ha uno molto marcato. Secondo i dati dell’Unesco, le donne rappresentano solo il 30% dei ricercatori globali e appena il 12% dei membri delle accademie scientifiche nazionali. In Italia, il divario si fa voragine quando entra in gioco la maternità.
Un recente sondaggio della SIICA (Società Italiana di Immunologia) rivela che il 45% dei ricercatori ha rinunciato a opportunità professionali dopo la nascita di un figlio. Ma il dato più inquietante è lo squilibrio di genere: il 35% delle donne dichiara di aver subito pregiudizi o penalizzazioni legate alla maternità, contro un misero 3,5% degli uomini.
Il monologo della verità: “Ricerca: sostantivo maschile o femminile?”
Per dare voce a questi numeri, la Fondazione AIRC, insieme a SIICA e NIBIT, ha affidato all’attrice Cristina Donadio un monologo potente (disponibile su YouTube), costruito sulle testimonianze reali di centinaia di scienziate italiane. Le parole che emergono sono pietre che infrangono l’immagine di un ambiente meritocratico e asettico.
Le testimonianze raccolte dipingono un quadro di micro-aggressioni e ostacoli sistemici:
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Domande inappropriate: “Durante il colloquio mi è stato chiesto se avessi intenzione di avere figli” [00:17].
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L’ironia del capo: “Ho preso 5 giorni di ferie per stare con mia figlia che aveva il Covid. I colleghi dicevano: ‘Beata te!'” [00:26].
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Dissuasione diretta: “Mi è stato suggerito di non fare un secondo figlio se volevo proseguire la carriera” [00:37].
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Maternità come “errore”: “Le mie tre gravidanze sono state riportate sulla scheda personale come ‘criticità'” [00:48].
Genitorialità e carriera: un binomio impossibile?
Il “soffitto di cristallo” si manifesta anche in forme più sottili ma altrettanto logoranti. Molte scienziate riferiscono di essere chiamate “signora” o “dotteressa” da pazienti e studenti che riservano il titolo di “professore” solo ai colleghi uomini [02:10]. Altre denunciano disparità salariali a parità di grado [02:26] o l’esclusione da collaborazioni internazionali dopo la gravidanza [01:00].
Questa pressione porta a scelte drammatiche: molte ricercatrici hanno ammesso di aver rinunciato alla famiglia per non essere “tagliate fuori” [02:47], constatando amaramente che le colleghe nubili e senza figli hanno avuto molte più occasioni di carriera [04:12].
[Image representing the gender gap in scientific leadership and the impact of motherhood on career progression]
Il Premio “Ricercata 2026”: un aiuto concreto al rientro
Per contrastare questa deriva, Fondazione AIRC e i suoi partner hanno lanciato il bando per il Premio Ricercata 2026. Si tratta di un riconoscimento di 20.000 euro destinato a immunologi e immunologhe oncologici che rientrano in laboratorio dopo un congedo di maternità o paternità.
I fondi non sono solo un premio al merito, ma una “scialuppa di salvataggio” per coprire costi di laboratorio, attrezzature e partecipazione a congressi, momenti critici in cui chi si è fermato rischia di perdere il passo della competizione globale.
Come partecipare al bando:
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Scadenza: 30 aprile 2026.
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Soggetto: Ricercatori in immunologia oncologica rientrati da congedo parentale.
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Destinazione fondi: Costi diretti di ricerca, pubblicazioni e viaggi scientifici.
La resilienza delle scienziate-mamme
Nonostante le difficoltà, le vincitrici delle passate edizioni, come Sara Zumerle (Istituto Oncologico Veneto), sottolineano come la genitorialità possa essere un valore aggiunto. Gestire il tempo con estrema efficacia, dare priorità all’essenziale e valorizzare il lavoro di squadra sono competenze che la maternità affina, portando nuova linfa e resilienza alla ricerca scientifica.
Il cammino verso le pari opportunità è ancora lungo, ma iniziative come il Premio Ricercata e la denuncia pubblica di pregiudizi arcaici — come l’invito offensivo a “dedicarsi ad attività femminili quali pettinarsi i capelli” [03:54] — sono passi fondamentali per far sì che la scienza diventi, finalmente, un sostantivo realmente neutro.





