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Salute Buongiorno > Blog > News > Ictus: L’Italia Punta a 12mila Casi in Meno e al 90% dei Pazienti in Stroke Unit Entro il 2030!
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Ictus: L’Italia Punta a 12mila Casi in Meno e al 90% dei Pazienti in Stroke Unit Entro il 2030!

Redazione
Last updated: 16 Aprile 2025 14:57
By Redazione
1 anno ago
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9 Min Read
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L’ictus rappresenta ancora oggi un’emergenza sanitaria di primaria importanza in Italia, colpendo annualmente circa 100mila persone. Tuttavia, un dato allarmante evidenzia una criticità nel sistema di gestione: solo il 50-70% dei pazienti colpiti riesce ad accedere alle Stroke Unit, le unità specializzate fondamentali per un trattamento tempestivo ed efficace. Questa disparità nell’accesso ha conseguenze significative sulla sopravvivenza, sui tempi di intervento terapeutico e sul grado di compromissione funzionale dei pazienti.

Consapevole di questa situazione, l’Isa-Aii (Italian Stroke Association, Associazione italiana ictus) ha lanciato un’iniziativa ambiziosa: lo Stroke Action Plan for Italy (Sap-I), la declinazione italiana del modello europeo (Sap-E). L’obiettivo primario è ambizioso ma cruciale: ridurre del 10% l’incidenza dell’ictus entro il 2030, il che si tradurrebbe in 12mila casi in meno grazie a strategie di prevenzione mirate, e garantire che almeno il 90% dei pazienti colpiti venga ricoverato nelle Stroke Unit.

“I numeri relativi sia all’incidenza dell’ictus che alle modalità di ricovero mostrano l’importanza di un intervento efficace che veda impegnati sia gli operatori sanitari che le Istituzioni,” sottolinea con forza Paola Santalucia, presidente Isa-Aii. “Per questa ragione, in linea con il Piano europeo, stiamo lavorando alla versione italiana dello Stroke Action Plan, un piano nazionale per il raggiungimento, entro il 2030, di importanti obiettivi relativi alla prevenzione primaria dell’ictus, alla gestione della fase acuta, alla cura, alla prevenzione secondaria e al follow up, alla riabilitazione e al monitoraggio degli esiti.”

La strategia delineata dal Sap-I è multiforme e integrata. Sul fronte della prevenzione, l’obiettivo è ambizioso e passa attraverso:

  • Attività di informazione ed educazione della popolazione sui fattori di rischio dell’ictus (come ipertensione, colesterolo alto, fumo, diabete, fibrillazione atriale) e sull’importanza di adottare stili di vita sani (alimentazione equilibrata, attività fisica regolare, controllo del peso).
  • La promozione di programmi educazionali e di screening mirati, realizzati in stretta collaborazione con Alice Italia Odv, l’associazione dei pazienti colpiti da ictus, per raggiungere capillarmente la popolazione a rischio.
  • Una collaborazione attiva con i tavoli istituzionali per implementare politiche sanitarie efficaci in materia di prevenzione.

Un altro pilastro fondamentale del Sap-I è il miglioramento della presa in carico nelle Stroke Unit. “È poi fondamentale intervenire sul dato della presa in carico nelle Stroke Unit,” ribadisce la dottoressa Santalucia, evidenziando la necessità di un “impegno congiunto tra operatori sanitari e Istituzioni.” Le azioni previste includono:

  • La partecipazione dei coordinatori regionali Isa ai tavoli tecnici regionali per portare la voce degli esperti e contribuire alla definizione di strategie efficaci.
  • Il supporto e la consulenza Isa ai sistemi di monitoraggio del percorso ictus a livello regionale per identificare criticità e aree di miglioramento.
  • Un’attenzione mirata sia alle performance della rete ictus (tempi di intervento, qualità delle cure) che ai servizi pre-ospedalieri (formazione del personale del 118 per il riconoscimento precoce dei sintomi e il trasporto rapido nelle strutture adeguate).

Per raggiungere questi obiettivi, sottolinea la presidente Isa-Aii, è “essenziale lo sviluppo di Percorsi diagnostico terapeutici assistenziali (Pdta) regionali, che prevedano indicatori specifici e standardizzati” per garantire un approccio uniforme e di alta qualità in tutto il territorio nazionale.

Un importante passo per dare forza al piano italiano è il riconoscimento, da parte del Ministero della Salute, del Piano europeo, attraverso l’adesione dell’Italia alla “Dichiarazione di Azioni”. Questo impegno comune, già sottoscritto da altri 14 Paesi europei, mira a creare una base condivisa per i piani nazionali e garantire che entro il 2030 tutti i 53 Paesi europei possano lavorare sinergicamente per contrastare l’ictus. “Stiamo lavorando alla versione italiana della Dichiarazione – che conterrà l’analisi della situazione attuale, gli obiettivi suddivisi per area e la strategia per raggiungerli – per poterla presentare a ottobre, in occasione del World Stroke Day e ottenere il riconoscimento del ministero,” annuncia con determinazione la dottoressa Santalucia.

L’impatto dell’ictus non è solo sanitario, ma anche socio-economico, come sottolinea il past president Isa-Aii, Mauro Silvestrini. “L’impatto di questa patologia è forte anche dal punto di vista socio-economico. I pazienti che sopravvivono all’evento acuto possono presentare vari disturbi, dalle difficoltà di movimento e di linguaggio fino ai problemi di memoria e concentrazione. Si tratta di condizioni che richiedono ricoveri in strutture apposite o percorsi di riabilitazione anche molto lunghi, con spese sia per i pazienti e i familiari che per la collettività.” La Stroke Alliance for Europe (Safe) ha stimato un impatto economico dell’ictus nell’Unione Europea pari a 60 miliardi di euro, con una previsione di aumento fino a 86 miliardi nel 2040.

Questa situazione “rende indispensabile agire verso la prevenzione della patologia e la presa in carico immediata,” rimarca Silvestrini. “Trattandosi di una patologia tempo-dipendente, anche la riduzione di pochi minuti tra l’esordio dei sintomi, il loro riconoscimento e l’inizio del trattamento possono cambiare gli esiti e ridurre le disabilità post-ictus. Il Sap-I può rivelarsi lo strumento necessario per ottimizzare tutte le fasi della presa in carico del paziente e per ridurre l’impatto dell’ictus in termini anche quantitativi riducendone l’incidenza attraverso una corretta gestione dei fattori di rischio. A tale proposito, uno degli obiettivi che ci siamo prefissati di raggiungere entro il 2030 riguarda l’identificazione e il controllo periodico dell’80% dei pazienti ipertesi.”

Tra le conseguenze più invalidanti dell’ictus, vi sono i disturbi cognitivi, come evidenzia Leonardo Pantoni, presidente eletto Isa-Aii. “Fra le conseguenze più impattanti dell’ictus, ci sono quelle che coinvolgono le funzioni cognitive, come memoria, concentrazione, attenzione e calcolo, oltre al linguaggio. Queste si ritrovano almeno nel 50% dei pazienti dopo l’evento acuto. Si tratta di un numero molto alto di persone che necessitano di supporto e riabilitazione specifica, a cui però in pochi hanno accesso, sia a causa della scarsità di strutture che la offrano che di informazione da parte dei clinici sull’opportunità di intraprendere questi percorsi. Vi è grande disparità tra le Regioni nella distribuzione delle strutture, in particolar modo per quanto riguarda il recupero delle disabilità cognitive, meno visibili delle motorie ma altrettanto impattanti sulla qualità di vita del paziente. Con il Sap-I vogliamo intervenire anche sulla promozione di programmi riabilitativi che tengano conto delle necessità specifiche di ogni persona e che le accolgano in maniera omogenea in tutto il Paese.”

Il Sap-I nasce con “un obiettivo ben chiaro, il benessere dei pazienti,” conclude Andrea Vianello, presidente dell’associazione Alice Italia Odv. “Aprile è il mese che dedichiamo alla prevenzione di questa patologia: le nostre attività, iniziative e campagne di informazione hanno come obiettivo non solo quello di sensibilizzare la popolazione generale sui fattori di rischio, sull’importanza della prevenzione e del fattore tempo ma anche di far sentire le persone colpite da ictus parte di una comunità e, quindi, meno sole. Uno dei progetti che stiamo portando avanti è quello denominato ‘Fast Heroes’ che vede coinvolte le scuole primarie per insegnare ai bambini come riconoscere i sintomi dell’ictus in modo da poter chiamare i soccorsi e salvare nonni, zii e genitori. Il lavoro è molto, la strada per diminuire l’incidenza della malattia e le disabilità correlate è ancora lunga, ma siamo certi che, grazie all’impegno congiunto tra clinici, associazioni pazienti e Istituzioni si possano raggiungere i risultati ambiti.”

La sfida è ambiziosa, ma la determinazione di Isa-Aii, insieme al supporto delle istituzioni e alla consapevolezza della popolazione, rappresenta una speranza concreta per ridurre l’impatto devastante dell’ictus in Italia. La strada verso il 2030 è tracciata: prevenzione, accesso equo alle cure e riabilitazione specializzata sono le parole chiave per vincere questa battaglia contro il tempo.

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