Sensibilità e cooperazione se la depressione entra in famiglia

Un buon 30% di donne nei paesi in via di sviluppo soffre di depressione con forti ripercussioni sul sistema – famiglia e in particolare sullo sviluppo emotivo e cognitivo dei bambini del nucleo familiare che devono fronteggiare questa difficile patologia.

Uno studio israeliano (https://www.cambridge.org/core/journals/development-and-psychopathology/article/fathering-moderates-the-effects-of-maternal-depression-on-the-family-process/3E196890F549BF26952553A15D0CDD55#) pubblicato su Development and Psychopathology e realizzato da ricercatori del Department of Psychology del Brain Research Centre della Bar-Ilan University di Tel Aviv rileva come il padre possa svolgere una funzione importante perché la famiglia non perda in termini di coesione e affettività.

Dicono gli autori, Ruth Feldman, psicologa alla Bar Ilan: “Quando i padri affrontano la sfida della co-genitorialità con una compagna affetta da depressione cronica, si coinvolgono nella relazione padre-figlio costruendo un rapporto basato sulla sensibilità, non intrusivo e reciproco con il bambino, quando sono capaci di stimolarne il coinvolgimento e la partecipazione, possono tamponare le ricadute dalla depressione materna sull’atmosfera familiare”.

La depressione non è ereditaria, quanto però ha una forte connotazione familiare e questa patologia quindi può “circolare” nel nucleo familiare creando disagio e preoccupazione.

Uno studio pubblicato sul Journal of the American Academy of Child & Adolescent Psychiatry, ha indagato sulla possibilità di sviluppare lo stesso tipo di patologia nei bambini con madri depresse.

Quello che emerge dalla ricerca è che ogni persona nasce con un rischio biologico legato alla possibilità di sviluppare la depressione, che potrebbe essere amplificato o ridotto dai fattori ambientali.

“Se una persona nasce con un bassissimo rischio genetico di sviluppare la depressione, può ugualmente sviluppare la malattia in caso di stress quali un lutto, la perdita del lavoro o la rottura di importanti relazioni affettive. Viceversa, se nasce con un rischio genetico elevato, potrebbe anche non sviluppare mai depressione se avesse una vita priva di stress, uno sviluppo psicologico ottimale”.

Tornando al sistema – famiglia, allora, è la sensibilità, intesa come la capacità dei genitori di percepire e rispondere ai bisogni emotivi e affettivi dei bambini e di farsi coinvolgere da loro, a   rappresentare un elemento critico in grado di influenzare in maniera sostanziale lo sviluppo emotivo e sociale dei bambini.

Secondo la ricerca di Tel Aviv, ad esempio, “le madri depresse hanno dimostrato di avere nei confronti dei figli un basso grado di sensibilità rispetto a quelle di controllo, a fronte invece di un livello piuttosto elevato di intrusività, che semplificando è la tendenza a farsi carico o a occuparsi dei compiti e delle attività dei bambini quando loro stessi sono in grado di farlo, o potrebbero esserlo”.

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