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Scuola digitale: l’ascensore sociale fuori uso

La scuola di “Amarcord”, di felliniana memoria, non raggiunge ancora il suo oblio a causa del ritardo, tutto italiano, sull’utilizzo delle tecnologie digitali in campo didattico.

Il documento di ricerca “Educare digitale” della Agcom è un attento focus sul processo di digitalizzazione nel sistema scolastico.

(https://www.agcom.it/documents/10179/14037496/Studio-Ricerca+28-02-2019/af1e36a5-e866-4027-ab30-5670803a60c2?version=1.0)

La scuola, allora, come momento formativo centrale nella vita dei cittadini capace di orientare competenze, capacità e passioni digitali.

L’idea di base è che per lo sviluppo di una buona e necessaria competenza digitale si prenda le mosse dalla concezione delle tecnologie come fondamentale contributo alla riduzione del divario di apprendimento fra gli studenti provenienti da diversi contesti socioeconomici, l’“ascensore sociale”, ed una più elevata integrazione sociale e, più in generale, come una maggiore responsabilizzazione degli studenti.

I numeri parlano chiaro, l’Italia ha ottenuto, per il 2018, un punteggio pari a 44,3, in crescita rispetto al 41,4 del 2017, ma risulta distante dal primo posto della classifica, dista cioè  dalla Danimarca di quasi 30 punti che si avvale di un  punteggio del 73,7.

L’impegno per una scuola nuova, con l’abolizione dei precari, e una connessione adeguata alle esigenze didattiche per computer e tablet nonché i progetti di formazione digitale per il personale docente è stato preso in carico da tutti i governi avvicendatisi in Italia, da Berlusconi a Prodi, da D’Alema passando per Monti e arrivando a Renzi.

10 riforme in vent’anni, ma il progetto italiano di scuola, nonostante gli appelli dell’Ocse, al momento è in panne.

Tornando al tema digitale, si scopre essere un tema che scotta e divide.

Il Ministero dell’Innovazione ha redatto un documento “Repubblica digitale” con cui richiamava l’attenzione delle aziende per aprire processo di modernizzazione ma senza investimenti.

I soldi.

Sono i plessi scolastici e pagarsi gli abbonamenti e la connessione internet per cui, anche in questo caso, le realtà scolastiche meno ricche scelgono di risparmiare su Internet e computer.

La famosa riforma di Luigi Berlinguer sembrava tener conto di un cambiamento in versione computerizzata delle scuole.

Berlinguer si impegnava ad avviare un piano d’informatizzazione che avrebbe riguardato 15mila scuole di ogni ordine e grado.

La riforma Berlinguer prevedeva, inoltre, l’avvio di un progetto pilota nelle scuole elementari per imparare l’inglese con i computer.

La riforma Berlinguer fu cancellata poi dal seguente ministro Moratti.

Arrivò poi la “Costituente” di Renzi che con investimento “che si farà di circa 450 milioni di euro per adeguare le strutture scolastiche in tutt’Italia con la possibilità di nominare sindaci e presidenti delle Province commissari per l’edilizia scolastica”.

Edilizia si, digitalizzazione no.

Com’è la situazione oggi?

La foto scattata dall’AGCOM rappresentata da un grafico ha analizzato il numero di studenti per PC.

Rispetto alle media europea il numero risulta anche quadruplo

Mancano i fattori infrastrutturali abilitanti per lo sviluppo e la diffusione dell’istruzione digitale.

Eppure da quasi un mese la didattica scolastica ha subito una repentina trasformazione per le misure di contenimento rispetto alla diffusione del virus Covid-19, e tutto ad un tratto i nodi sono venuti al pettine, poiché non si è investito nella formazione digitale dei docenti e dei ragazzi.

A essere ottimisti forse sarà l’oblio del vecchio sistema d’istruzione, un modo per avvicinarci alle altre realtà didattiche europee? O ancora, un modo per riattivare l’ascensore sociale?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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