Mal di testa smartphone e inquinamento elettromagnetico

Un mal di testa o cefalea duro da sconfiggere significa non riuscire a trovare sollievo neppure mediante somministrazione di analgesici, perché?

Uno studio pubblicato sulla rivista Neurology Clinical Practice ci rivela che su 400 pazienti affetti da diverse tipologie di cefalea, tra cui l’emicrania, la metà presa in esame che faceva uso dello smartphone faceva anche un uso massiccio di analgesici per il mal di testa.

Nelle sue forme più gravi, l’emicrania cronica che colpisce circa 4 milioni di italiane e 2 milioni di italiani, è stata riconosciuta come malattia sociale poiché compromette gravemente la capacità di svolgere le azioni quotidiane, il mal di testa cronico è riconosciuto come una malattia invalidante;  se l’uso, smodato, dello smartphone influisce sull’insorgere di questa patologia, come riuscire a regolamentarne l’utilizzo?

In Italia il 97% dei ragazzi tra gli 11 e i 17 anni usa lo smartphone.

La spesa degli italiani per curarsi il mal di testa è notevole, un’indagine dell’Istituto Superiore di Sanità ha accertato che i costi annuali per curarsi l’emicrania arrivano a 4.352 euro a paziente.

Nel dettaglio: il suo 25%, quindi, 1.100 euro vengono utilizzati per le prestazioni sanitarie inclusi farmaci e trattamenti, il 36%, 1.524 euro per le perdite di produttività, 236 euro e il suo relativo 5% viene impiegato per l’assistenza formale a pagamento mentre 1.492 euro ovvero il 34% sono impiegati per l’assistenza informale.

I pazienti, in media, spendono ogni anno 464 euro per farmaci o trattamenti non coperti dal Servizio Sanitario nazionale.

Eppure la smart city, la città del futuro, sarà “iper connessa” nonostante avvisaglie preoccupanti siano arrivate già nel 2011 quando l’agenzia indipendente di ricerca sul cancro legata all’OMS aveva parlato delle esposizioni alle onde elettromagnetiche come “probabili cancerogene”.

La nostra smart city iper connessa per non perdere il segnale si vedrà cosparsa di antenne posizionate a minor distanza, antenne che saranno in grado di inviare il segnale preciso e senza subire alcun tipo di interferenza.

Il decreto Gasparri n. 198 2002 diede il via libera alla distribuzione delle antenne, mentre negli altri Paesi ponevano già dei limiti, qualcosa che in Italia è rimasto sospeso, in quanto, l’allora governo Berlusconi avrebbe dovuto stabilire i limiti delle emissioni delle onde elettromagnetiche dei telefoni cellulari, cosa  che non è mai accaduta.

 

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