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Società ibride: nuovi modelli

Le società ibride rappresentano un ripensamento globale dello stile di vita dei lavoratori, che, in situazione post pandemica, hanno operato secondo nuovi modelli che includevano l’interazione virtuale come sistema produttivo.

Società ibride, allora, come necessità imperante e come ridefinizione del tempo lavorativo in vista di un modello che sappia coesistere con nuovi stili di vita ibridi.

Le società ibride, o meglio stili di vita ibridi, sono oggetto di un report realizzato dalla Samsung con The Future Laboratory.

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Si tratta di una ricerca condotta su un largo campione d’origine europea, sono stati coinvolti, infatti, 14.000 lavoratori maggiorenni del Regno Unito, Francia, Italia, Spagna, Svezia, Danimarca, Grecia, Polonia e Germania.

Una giornata lavorativa flessibile e caratterizzata da una maggiore brevità sembra delinearsi come il modello più diffuso tra gli europei.

L’86% dei soggetti che hanno adottato uno stile di vita ibrido non desidera più il modello lavorativo tradizionale basato sugli orari.

Percentuale in linea anche in Italia (83%), con un 17% che invece vorrebbe tornare all’orario tradizionale 9-18. 

La percentuale di coloro che preferiscono attenersi agli orari tradizionali crolla al minimo in Germania (7%), Svezia (11%) e Polonia (12%).

Tuttavia, un lavoratore su cinque (18%) fatica a staccare dal lavoro e oltre un quarto (26%) ha la sensazione di lavorare ininterrottamente o fino a tardi la sera.

Oltre la metà (57%) degli europei dichiara di aver aumentato la propria produttività grazie allo stile di vita ibrido.

società ibride

Produttività e benessere sembrano essere parole guida per le nuove società ibride.

Un ritrovato benessere dato che il 47% degli intervistati dichiara di aver dedicato più tempo alla famiglia mentre ancora il 43% è riuscito a fare più esercizio fisico ed avere momenti di relax.

I rischi della società ibride li conosciamo.

Mentre da un lato ne guadagniamo in flessibilità, dall’altro la presenza on line lede la qualità della nostra vita.

Meik Wiking, CEO di The Happiness Research Institute, dichiara: “La tecnologia smart ha aiutato gli europei a destreggiarsi tra vita personale e vita professionale, tanto che uno su cinque utilizza già l’Internet of Things e i dispositivi smart, tuttavia ci sono ancora ampi margini di miglioramento.

 In prospettiva, è probabile che la tecnologia assuma il compito di monitorare non solo il nostro benessere fisico, ma anche la nostra salute mentale e la nostra felicità, e che i dispositivi smart diventino i nostri ‘assistenti del benessere.”

Queste le premesse per nuovi modelli di società ibride secondo quanto elaborato dal sondaggio, una giusta interazione tra virtuale e non, tra lavoro e disimpegno, stabilire dei limiti per preservare il nostro benessere è l’obiettivo di ciascuno dato dall’esercizio della propria intelligenza.

 

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