Intervista allo chef Silvio dell’Hostaria di Pozzuoli

Il mondo della ristorazione e della cucina è sempre in continua evoluzione. È lo Chef Silvio a parlarci della sua attività che dopo anni di esperienza lavorativa ha deciso di investire in una zona flegrea al centro storico di Pozzuoli. Nove anni di attività in una vera e propria domus romana, dove la passione lo ha portato a trasformare questo locale in un ristorante composto da 35 posti a sedere con una cucina tradizionale. Ai nostri microfoni è intervenuto lo Chef Silvio, nonché titolare dell’Hostaria di Pozzuoli.

Qual è il suo piatto forte?

«Noi abbiamo un menù comporto da un 80%mare e 20% terra proprio per accontentare le persone più esigenti soprattutto anche gli stranieri. Per esempio noi lavoriamo molto con la base NATO. I piatti tipici dipendono sempre dalla stagionalità del prodotto. Tendiamo sempre a cambiare menù per essere anche innovativi. Poi son gusti e la cucina è soprattutto gusto e ogni tanto bisogna cambiare.»

Spesso sentiamo dire che se evitassimo di mangiare in questi locali, sarebbe molto meglio perché non si conoscono i prodotti che usano. Che cosa risponde a riguardo?

«Io credo che se si conosce il personale che sta all’interno di un locale che sia ristorante, pub o altro non vedo quale sia il motivo per cui non andarci. Certo bisogna usare materie prime di qualità, offrire un servizio eccellente ai propri clienti e soprattutto ai nuovi. Ovviamente dietro ogni piatto esiste uno studio se fatto in casa da una semplice persona non è come se lo avesse fatto lo chef in cui riserva anni e anni di esperienza. Lo chef non è solo cucinare ma anche gestire, avere rapporti con fornitori, insomma è un lavoro molto ampio. Quindi, conoscere dove si va.»

Il cibo biologico è più sano del cibo normale?

«Secondo il mio punto di vista la cultura biologica non esiste. Il cibo biologico è solo un marchio che è dato a delle strutture che aderiscono a dei processi di lavorazione consentiti dalla legge – nel senso che, l’agricoltura biologica evita le contaminazioni anche esterne e hanno dei processi di lavorazione diversi rispetto al cibo normale. Sono dei prodotti sicuramente molto più cari.»

Cosa consiglierebbe a un giovane che vuole intraprendere questo lavoro?

«Chi vuole intraprendere questo lavoro deve avere passione e determinazione, perché da ciò si scaturisce il sacrificio. Ci vogliono anni e anni di esperienza e non una settimana – ma mesi e mesi di esperienza. Sicuramente in cucina non si smette mai d’imparare e questo lavoro ti dà anche la possibilità di viaggiare, quindi, perché non sfruttare le occasioni per chi vuole fare questo lavoro. Poi ci sono tanti tipi di cucina e ci si può specializzare nei vari settori che la cucina presenta.»

 

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