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Rabbia e timidezza: la “strana coppia”.

Molte emozioni possono venire definite attraverso una struttura  intenzionale: quella volta a mantenere o a modificare un certo tipo di situazione e a farlo in certi modi.

In altri termini, spesso molti nomi di emozioni si riferiscono a delle strutture intenzionali che si sono formate come parte di un piano volto a realizzare una certa tendenza all’azione.

La letteratura scientifica sottolinea quanto sia importante, per un equilibrio e un benessere psico-fisico modulare le emozioni, imparare a gestirle.

Il sentimento della rabbia implica un cambiamento neurobiologico acuto, ma dobbiamo eseguire un distinguo tra sentimento di rabbia e quando questa diventa pervasiva tanto da indicare una personalità.

Se questa persona arrabbiata fosse in realtà un profondo timido? Inibito nell’azione dalla sua stessa timidezza?

La rabbia potrebbe nascondere, ad esempio, una fobia sociale, la persona, cioè, per proteggersi terrebbe gli altri lontani da sé.

Indagare, anche insieme ad uno specialista, significa, in questo caso, entrare in contatto con ciò che proviamo, ed esprimerlo o ancora sperimentarlo senza credere alle favole per cui lo “sfogo”, la cosiddetta “camera della rabbia” dove si fa a pezzi tutto, possa essere d’aiuto, quanto perlopiù potrebbe alimentare questo sentimento doloroso per chi la prova e acuire la sofferenza.

La persona profondamente timida è portata a una forte autocritica poiché è forte un senso di inadeguatezza emotiva verso gli altri e sperimenta la vergogna più spesso rispetto a un gruppo di controllo.

Prima di tutto quale lo scopo da conseguire? Quale l’azione da prediligere?

Per poter capire la rabbia deve essere “sgonfiata, riorganizzata e trasformata in senso costruttivo. Non significa farsi passare sopra, far finta di niente, passare da scemi. Ma attribuire un diverso significato, reinquadrare la situazione in termini nuovi, stare in contatto con ciò che si prova, acquisire autoconsapevolezza, utilizzare l’empatia. Promuovere comportamenti interpersonali adattivi, competenze sociali non antagonistiche, diventare manager di questa emozione. Per imparare a muoversi con intelligenza emotiva” così come rilascia a “La Repubblica” la psicologa Brunella Gasperini.

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