Ridurre l’inquinamento per rallentare la diffusione del Coronavirus

Con un  tasso di mortalità in Italia dell’8%, la diffusione del Nuovo Coronavirus nella Pianura Padana, la zona maggiormente colpita dall’epidemia, rileva curve di espansione che mostrano accelerazioni anomale, in evidente correlazione con le concentrazioni di particolato atmosferico.

Una correlazione importante che lancia l’ipotesi di come l’inquinamento atmosferico possa aver reso fertile il terreno di diffusione.

La Società italiana di Medicina Ambientale (Sima), Leonardo Setti dell’Università di Bologna e Gianluigi De Gennaro dell’Università di Bari hanno curato una ricerca sulla relazione dei superamenti dei limiti di legge per il Pm10 e il numero di casi infetti da Covid-19.

Lo studio, consultabile al link http://www.simaonlus.it/wpsima/wp-content/uploads/2020/03/COVID19_Position-Paper_Relazione-circa-l%E2%80%99effetto-dell%E2%80%99inquinamento-da-particolato-atmosferico-e-la-diffusione-di-virus-nella-popolazione.pdf,

spiega la significativa relazione tra i superamenti dei limiti di legge delle concentrazioni di Pm10 e PM2,5 e il numero di casi infetti da Covid-19.

Un evidente effetto rilevato in quelle province dove sono sorti i primi focolai, una spiegazione possibile al verificarsi dell’abnorme contagio che sta avvenendo in Pianura Padana rispetto alle altre zone d’Italia, in particolare, il caso di Brescia, città fortemente colpita da inquinamento e focolaio di Coronavirus.

Il particolato atmosferico, così come spiegano i ricercatori, funge da vettore, e questo è noto, di contaminanti chimici e biologici inclusi, però, i virus “che si attaccano con un processo di coagulazione anche per giorni o settimane, percorrendo lunghe distanze”.

Polveri sottili, allora, come “marker” in evidenza, fatto questo, che rende necessaria la riduzione al minimo delle emissioni.

Scrivono i ricercatori nel documento: “Le analisi sembrano quindi dimostrare che, in relazione al periodo 10-29 Febbraio, concentrazioni elevate superiori al limite di PM10 in alcune Province del Nord Italia possano aver esercitato un’azione di boost, cioè di impulso alla diffusione virulenta dell’epidemia in Pianura Padana che non si è osservata in altre zone d’Italia che presentavano casi di contagi nello stesso periodo.

A questo proposito è emblematico il caso di Roma in cui la presenza di contagi era già manifesta negli stessi giorni delle regioni padane senza però innescare un fenomeno così virulento. Oltre alle concentrazioni di particolato atmosferico, come fattore veicolante del virus, in alcune zone territoriali possono inoltre aver influito condizioni ambientali sfavorevoli al tasso di inattivazione virale”.

Il gruppo di lavoro sta approfondendo gli aspetti citati per contribuire a una comprensione del fenomeno più approfondita.

 

 

 

 

 

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