fbpx

Tennis: la racchetta salvavita

Il tennis è lo sport più salutare per l’organismo dato che apporta i vantaggi maggiori in termini di benessere, contribuendo a ridurre del 47% il rischio di mortalità rispetto ai sedentari, certo, ma anche di chi pratica altri tipi di attività sportive.

A sostenerlo è uno studio dell’Università di Oxford e della Sydney Medical School.

Il campione preso in esame dallo studio è molto ampio e comprende 80.306 adulti con un’età media di 52 anni.

eCommerce Farmad

Di questo campione preso in esame il rischio di morte scende del 56% se relazionato ai decessi provocati da ictus e malattie cardiovascolari.

I nuotatori registrano la riduzione del rischio mortalità del 28 per cento, del 27% i ginnasti di attività aerobica, scende al 15 per cento per i ciclisti.

Rispetto ad eventi critici come ictus e malattie cardiovascolari, la diminuzione del rischio di morte per i tennisti è del 56 per cento, per i nuotatori del 41 %e per i ginnasti del 36 per cento.

Per calciatori, podisti, rugbisti e ciclisti non si attestano cali di rischio significativi.

Un risultato però quello di questa ricerca internazionale che va preso con cautela.

“Gli sport con la racchetta – commenta Furio Colivicchi, direttore della divisione di cardiologia dell’Ospedale San Filippo Neri di Roma – richiedono più di altri preparazione, allenamento costante e una vita regolare. Si può ricondurre a questi fattori un risultato che va preso con le molle, perché generato da un’analisi statistica che presenta molti limiti”.

Gli autori dello studio sottolineano l’importanza di dare continuità allo studio per registrare dati attendibili e dicono: “Non si tratta di una sentenza, dato che alcuni fattori possono aver alterato il risultato”.

Si riferiscono all’impossibilità di registrare le variazioni di attività ad esempio.

“Nella categoria degli ‘sport con la racchetta’, messa al primo posto come la più salutare, sono contenuti il badminton e lo squash.

Si tratta di tre discipline che richiedono un tipo di sforzo motorio diverso, è un difetto metodologico da tenere in considerazione.

Dallo studio non si ricava una plausibilità biologica ma si possono fare riflessioni sociali e psicologiche che portano a individuare i tennisti come più concentrati sulla propria attività rispetto a calciatori o rugbisti” dichiara il direttore Colivicchi (La Repubblica).

 

 

 

Condividi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *