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Fotografia. Francesco Lembo EtheReal narrare il silenzio

Ethereal è un progetto visivo del marzo 2020 ad opera del fotografo napoletano Francesco Lembo.

Il progetto transita il panorama verbale in una “eterea” atmosfera silenziosa eppure comunicativa.

Riesce così a esplicitare ciò che non è negazione della comunicazione ma valore del non detto come esperienza fondante della comunicazione stessa che cambia le regole e conosce attraverso le nuove regole del tacere.

Qual è l’idea che sottende il progetto fotografico EtheReal?

EtheReal, nasce dal nostro contemporaneo, sempre alla ricerca della perfezione.

In una società che ci vorrebbe tutti uguali, siamo fortemente influenzati a identificarci nei modelli preconfezionati forniti dalla società, dai condizionamenti sociali e dalle aspettative degli altri.

Sentirsi diversi ha un prezzo molto spesso alto da pagare, chiamato “emarginazione”.

E forse in questo senso EtheReal è un’immagine silenziosa che lascia esprimere le emozioni.

Il progetto fotografico nasce con la collaborazione della stylist Simona De Lillo, e dalla collaborazione con il brand Modus Vivendi. Un marchio che utilizza materiale tessile riciclato, tessuti rinnovati, materiali plastici, materiali da costruzione e colorazioni del tutto naturali.

La valenza comunicativa di EtheReal è forte. Ciononostante la vitalità dell’immagine contrasta con un senso di oppressione riconducibile a questa sorta di involucro in cui ci chiudiamo, penso alla solitudine di un pc e a una percezione mutata della realtà filtrata dalla tecnologia. Allo stesso tempo alla condizione attuale di quarantena

Il progetto è anteriore all’emergenza da Coronavirus e questa è una interpretazione realistica ma non veritiera.

Volevo esprimere la necessità di nascondersi quando non si rientra in certi standard sociali.

Il velo di plastica utilizzato per lo scatto fotografico, infatti, assume, secondo la mia intenzione, il significato di qualcosa di celato, un involucro attraverso il quale il corpo viene nascosto, inibendo la nostra vera essenza e portandoci all’isolamento. L’effetto della plastica utilizzata è come una seconda pelle che nasconde la figura umana, mostrandoci la sua “oggettività” e nascondendo la sua soggettività. Il corpo e i suoi “difetti” diventano parte di quel velo, unendosi ad esso fino ad assumere un’altra immagine.

Il tuo lavoro rientra in progetto di fotografia della moda eppure l’immagine valica questo confine e non esprime alcuna omologazione di genere, di linguaggio. Ti sei ispirato a qualche autore in particolare?

Mi piace citare l’arte scultorea e pittorica.

L’immagine richiama intenzionalmente la figura della celebre statua del “Cristo Velato” custodita all’interno del Museo Cappella San Severo a Napoli.

Una materia che unendosi a un corpo diventa un unico blocco.

L’opera fa trasparire l’immagine primitiva producendone una completamente nuova.

Una nuova prospettiva di comunicazione che cede allo spettatore la possibilità di interpretare l’opera secondo la propria immaginazione, rendendola misteriosa come l’opera realizzata dallo scultore Giuseppe Sanmartino.

 

La percezione della tua fotografia si lega a una nuova grammatica espressiva lontana dai confini di genere. La profondità dell’animo umano guida il percorso visivo di EtheReeal verso una rappresentazione che diventa emotiva…

L’animo umano deve esprimersi secondo le regole della libertà e dell’immaginazione.

Sicuramente EtheReal si presta a una interpretazione adesso differente vista la situazione di emergenza. È un momento difficile per tutti, nel quale stiamo riscoprendo noi stessi.

Stiamo imparando ad amarci e a conoscerci per ciò che siamo, senza condizionamenti esterni.

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