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Junk Food e rischio obesità bambini e adolescenti

Per cibo spazzatura o junk food definiamo quel cibo preconfezionato dal basso valore nutritivo e ipercalorico quali il pollo fritto, le bevande molto zuccherate ricche di conservanti.

Il junk food, ricco di grassi e zuccheri, rischia di mettere in pericolo la salute dei ragazzi, in particolare, si calcola che nel 2050 i due terzi dei teenagers inglesi saranno obesi proprio a causa di queste abitudini alimentari dannose.

La radice del problema del cibo spazzatura affonda le sue radici non solo in comportamenti alimentari scorretti familiari ma anche nella diffusione di messaggi pubblicitari, rivolti a bambini e adolescenti, che promuovono quel tipo di stile alimentare.

Circa il 52% degli adolescenti nel 2018 assisteva alla campagna pubblicitaria di prodotti alimentari.

Il The New England Journal of Medicine scrive che il numero globale degli obesi raggiunge i 700 milioni di cui 108 milioni di bambini.

I prodotti che definiamo junk food hanno costi ridotti e quindi sono accessibili anche a quelle fasce sociali a rischio povertà, non è un caso che questi prodotti siano distribuiti anche nelle favelas del nord del Brasile.

L’educazione alimentare passa attraverso la famiglia ma esistono anche dei giochi educativi come il gioco online Yoobot che aiuta i bambini a mangiare in modo sano e corretto.

Il gioco Yoobot, utilizzando un avatar, riesce a dimostrare al giocatore come sia dannoso per l’organismo una cattiva nutrizione.

Le cattive abitudini alimentari, soprattutto negli strati della popolazione più sofferenti, si inseriscono facilmente laddove è più difficile procacciarsi del cibo e si sviluppa una tendenza a mangiare troppo, porzioni troppo abbondanti.

Il cibo sano costa, il dato generale  preoccupa e anche in Italia, secondo il rapporto Osserva Salute 2016, esiste una connessione tra sovrappeso e ceto sociale, con dati rilevanti concernenti il Mezzogiorno.

In Italia si calcola che una persona su dieci soffra di problemi di obesità, un problema che causa la morte del 6% dei casi analizzati.

La comunità scientifica, in proposito, ha proposto di includere l’obesità nei livelli essenziali di assistenza.

 

 

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