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Calvizie femminile e disturbi alimentari

La calvizie, l’alopecia androgenetica, seppur in misura maggiore rappresenta un problema al maschile, in realtà, in Italia colpisce 4 milioni di donne, il 40%.

Mentre negli uomini si evolve come perdita ingente di capelli sulla parte alta della testa, nelle donne si manifesta come un diradamento diffuso.

La diagnosi di alopecia androgenetica è clinica e dermatoscopica.

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I fattori che possono scatenare la calvizie sono numerosi, dallo stress a fattori ereditari, da una gravidanza alla menopausa.

I disturbi alimentari come anoressia e bulimia, rappresentano alcune tra le cause scatenanti della calvizie femminile.

La malnutrizione, infatti, è individuata tra le cause dell’alopecia, in particolare la carenza di ferro.

La dieta alimentare è il fondamento della salute del nostro organismo e in particolar modo dei nostri capelli.

I capelli per crescere forti e sani hanno bisogno di vitamine e oligoelementi come la biotina e gli antiossidanti.

La società italiana di tricologia scrive in un documento che i deficit minerali vanno ricercati e corretti.

“Nelle giovani donne è bene far attenzione alla qualità e alla quantità della alimentazione. Sono frequenti oggi le forme palesi e larvate di anoressia nervosa e le diete incongrue e deficitarie intraprese per convinzioni pseudo-salutistiche”.

L’alopecia androgenetica si cura con minoxidil, finasteride (antiandrogeno), PRP (plasma ricco di piastrine), analoghi delle prostaglandine (latanoprost). È possibile anche eseguire un’operazione chirurgica, l’autotrapianto.

In pratica si prelevano i capelli dalla zona occipitale, dove per definizione sono sani, e si impiantano nella zona diradata.

In caso di primi diradamenti è bene rivolgersi a un endocrinologo che potrà valutare la presenza di altre figure specialistiche come il dermatologo, per iniziare un percorso terapico.

Prima si iniziano i trattamenti, migliori saranno i risultati.

Leggi anche: La salute dei capelli ci parla di noi. Uno studio

 

 

 

 

 

 

 

 

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