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Alzheimer la malattia che lavora al buio

La malattia di Alzheimer o morbo di Alzheimer è una patologia neurodegenerativa causa di demenza con una percentuale del 60% dei casi.

L’Alzheimer è una malattia che si teme ancor prima che essa si manifesti.

La paura di questa malattia si lega alle difficoltà di cura e a una difficile prevenzione.

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La mente fragile è un libro di Arnaldo Benini che esplora e analizza il consueto declino delle capacità cognitive che avviene con il trascorrere degli anni e il dramma, invece, di chi, familiari inclusi, è afflitto dal morbo.

Gli Stati Uniti nel 2020 hanno investito 2,3 miliardi di dollari per la cura dell’Alzheimer.

Era il 1906 quando lo psichiatra e neuropatologo tedesco Alois Alzheimer descrisse per la prima volta questa patologia, eppure, ancora oggi non se ne sono individuate le cause scatenanti.

Ad oggi, infatti, la maggioranza degli scienziati ritiene non si tratti di un’unica origine, ma di una serie di fattori.

Nonostante il principale fattore di rischio sia individuato nell’avanzare dell’età, l’Alzheimer non è l’inevitabile conseguenza dell’invecchiamento, ma una malattia vera e propria con caratteristiche cliniche specifiche che richiedono specifici interventi diagnostici, terapeutici e riabilitativi.

È un morbo che lavora al buio, come altre malattie degenerative, infatti, i meccanismi che aggrediscono le cellule e i circuiti nervosi lavorano prima che compaiano i primi sintomi.

I neurologi parlano di una presenza lunga anche 10 o 15 anni prima della comparsa di sintomi eclatanti.

Come si fa ogni la diagnosi?

I sintomi anche iniziali sono confondibili con un normale invecchiamento del cervello.

Questi sintomi sono difficili da distinguere, una prima analisi viene effettuata utilizzando dei test neuro psicologici, che sono veri e propri esami svolti con carta e matita che esplorano i domini dell’intelligenza come i vari tipi di memoria, la capacità del ricordare e del problem solving, il linguaggio, insomma tutto ciò che concerne gli aspetti che compongono la nostra coscienza.

Chi è affetto dal morbo di Alzheimer può mostrare evidenti difficoltà a seguire o partecipare a una conversazione, magari ripetendo cose appena dette o bloccarsi all’improvviso, senza sapere più che cosa dire.

Per passare all’azione possiamo citare i pilastri contro l’Alzheimer messi a punto dallo studio scandinavo Finger, il primo e più ampio sugli stili di vita anti-Alzheimer realizzato dai ricercatori del Karolinska University Hospital di Stoccolma perché sia possibile prevenire l’insorgere della malattia:

Attività fisica ossia esercizi sia di forza che di resistenza, meglio se fatti in compagnia per socializzare, ma anche lunghe camminate, ginnastica aerobica in acqua oppure palestra.

Check personale, attenzione a pressione arteriosa, peso, glicemia e colesterolo, eseguendo controlli e cercando di prevenire o curare patologie ad essi legati.

 Esercizi mnemonici, mantenere memoria in allenamento eseguendo esercizi come parole crociate, leggere libri, imparare una nuova lingua o uno strumento musicale.

 

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