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Reading: Insetti velenosi del Mediterraneo. I rischi per l’uomo
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Salute Buongiorno > Blog > Archivio > Insetti velenosi del Mediterraneo. I rischi per l’uomo
Archivio

Insetti velenosi del Mediterraneo. I rischi per l’uomo

Emiliana Chiarolanza
Last updated: 7 Gennaio 2025 18:04
By Emiliana Chiarolanza
5 anni ago
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8 Min Read
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Gli insetti velenosi della zona Mediterranea, nella maggioranza, non possiedono veleni altamente tossici, ciononostante, alcuni insetti come la malmignatta, un piccolo ragno nero con tredici macchie rosse, risultano, invece, estremamente velenosi e pericolosi.

Non tutti gli insetti possiedono veleni, ma in caso di puntura di api o vespe, di una zecca oppure di un ragno, è importante sapere come comportarsi e che rischi corre la persona punta.

In caso di morso o puntura da animale, è prudente consultare un medico tossicologo, che troverete in un Centro Antiveleni, o il proprio medico curante.

Quando sono presenti sintomi importanti, è necessario recarsi nel pronto soccorso più vicino.

Puntura di api e vespe

Gli imenotteri, vespe, calabroni e api, non sono, generalmente, animali aggressivi.

Quando pungono è a scopo di difesa dell’alveare o del nido, però l’odore del loro veleno agisce da richiamo di altri imenotteri, provocando, in questo caso, punture multiple.

Questi insetti possiedono un pungiglione che nell’ape, è lasciato infisso nella cute insieme al segmento addominale, quest’ultimo è avvolto da muscoli che, contraendosi, continuano a inoculare il veleno anche dopo l’allontanamento dell’insetto.

Il veleno degli imenotteri ha una composizione complessa e variabile, per specie e per fattori climatici, le sostanze sono responsabili del dolore e della reazione cutanea alla puntura.

Di solito i sintomi sono immediati e localizzati: dolore, ponfo e edema, che può durare per alcuni giorni.

Nei soggetti ipersensibili e allergici, invece, possono comparire vertigini, sudorazione, palpitazioni, nausea, orticaria, broncocostrizione, malessere generale.

In caso di puntura da ape, va asportato il pungiglione, si deve detergere con acqua corrente, disinfettare, applicare per alcuni minuti del ghiaccio, eventualmente, in caso di prurito o edema locale, può essere utile una pomata antistaminica o cortisonica.

Se la puntura è localizzata in bocca o in gola, è necessario ricorrere a terapia cortisonica perché si liberino le vie aeree.

Punture di ragni

La malmignatta è l’unico ragno italiano pericoloso.

Il Latrodectus mactans tredicemguttatus (vedova nera nostrana), più conosciuto con il nome di malmignatta, è presente soprattutto nelle zone rurali della Sardegna, della Toscana e dell’Italia meridionale.

Le sue dimensioni non sono eccessive, variano da 7 a 15 mm.

La sua caratteristica è un un colore nero lucente, un addome sferico e presenta una punteggiatura con 13 macchie rosse.

Il suo veleno presenta ingenti tracce di tossine polipeptidiche che provocano il rilascio di diversi neurotrasmettitori.

La puntura della vedova nera nostrana ha come conseguenze crampi muscolari, per la presenza dell’acetilcolina.

La sua puntura provoca un intenso dolore locale e linfangite, seguito nei successivi 3-4 giorni, da dolori articolari e muscolari con contrazioni, crampi addominali e al diaframma, con conseguenti difficoltà respiratorie.

Compaiono, inoltre, nausea, vomito, mal di testa, tachicardia, sudorazione intensa e shock.

Come agire

La maggior parte degli avvelenamenti da morso della malmignatta sono sufficienti analgesici oppioidi e sedativi (benzodiazepine).

I casi con complicazioni respiratorie, possono richiedere una terapia rianimatoria.

Per il suo veleno esiste un antidoto specifico, che viene somministrato solo nei casi d’intossicazione severa.

 Il ragno violino, il Loxosceles rufescens, è poco appariscente, non molto grande, ha il corpo lungo 8-10 mm, con lunghe zampe ed è di colore marrone – giallastro con una macchia più scura a forma di violino con manico, da cui deriva il nome comune.

Possiede sei occhi, anziché otto come le altre specie e possiede una specie di artiglio usato per inoculare il veleno, rientra nella categoria di insetti velenosi.

Lo troviamo in tutto il territorio italiano, predilige climi caldi e asciutti e si annida in anfratti come battiscopa, fessure dei muri, quadri, mobili, scarpe, abiti e lenzuola da dove esce, soprattutto di notte, alla ricerca del cibo.

Sembra avere abitudini da spazzino, cibandosi d’insetti morti; non è aggressivo e normalmente morde solo se calpestato o se si sente minacciato.

Il ragno violino, quando morde, inocula un veleno la cui entità della lesione è spesso determinata da molti fattori, tra cui anche una predisposizione della singola persona.

È insieme alla malmignatta, uno dei ragni velenosi italiani: il suo morso è indolore e i disturbi si evidenziano alcune ore dopo con prurito, gonfiore e arrossamento locale, che, nella maggior parte dei casi, regrediscono in poco tempo.

Raramente, ma può succedere, compaiono delle serie complicanze, con gonfiore che dal punto del morso si estende a tutto l’arto colpito, accompagnato da dolore importante e prurito. In alcuni casi può verificarsi anche la febbre.

 Non rientra propriamente negli insetti velenosi la zecca, o Ixodida, Ixodes ricinus, la zecca dei boschi e la Rhipicephalus sanguineus o la zecca bruna del cane, è un acaro che si nutre del sangue dell’ospite.

Le zecche hanno dimensioni piccole (massimo 6 mm.) e sono parassiti che si nutrono di sangue dell’ospite sia dell’uomo sia di altri animali, senza dare sintomi locali, al massimo un po’ di prurito.

Spesso, ci si accorge casualmente di averne una di solito annidata nella cute.

Pur essendo dotate di una piccola quantità di veleno neurotossico, le zecche italiane, a differenza di quelle nordamericane e australiane, non sono pericolose sotto l’aspetto tossicologico.

Sono, però, vettori che possono trasmettere delle malattie infettive che, seppur rarissime, possono essere clinicamente rilevanti (Malattia di Lyme, Encefalite da zecca).

Per verificare l’eventuale presenza di zecche, dopo una passeggiata nel bosco, bisogna sempre ispezionare le parti esposte, soprattutto la testa, il torace, le ascelle e l’inguine, dove è più facile che si annidino.

È importante rimuovere correttamente le zecche e non lasciare parti del rostro nella pelle: si consiglia di usare una pinzetta ed estrarre la zecca con movimento rotatorio delicato.

Sono inutili i rimedi come la vasellina e l’alcool denaturato perché non addormentano e non ammazzano la zecca.

I sintomi che devono far sospettare una malattia da sono un caratteristico iniziale arrossamento cutaneo, seguito nei giorni successivi da febbre perdita dell’appetito, dolori muscolari e sonnolenza.

È utile disinfettare la zona colpita e, in caso di sintomi sospetti è necessaria una valutazione infettivologica per stabilire quale malattia è stata trasmessa, con la prescrizione di terapia antibiotica più idonea a curare le patologie innescate dal morso della zecca.

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