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Adolescenti: combattere bullismo e violenza

I fatti di cronaca che riguardano adolescenti che agiscono con violenza verso loro coetanei, così come i loro professori ad esempio, rappresentano una parte rilevante dell’attuale informazione, sollevando una questione psicologica, una riflessione, quindi, sull’aggressività adolescenziale ma anche una questione sociale.

Il 7 febbraio è la giornata dedicata al bullismo e al cyberbullismo, quella carica violenta che alcuni adolescenti riversano su conoscenti e non, episodi che spesso vengono filmati e diffusi sul web.

Fenomeno molto diffuso, il bullismo registra, secondo dati Istat relativi al 2014, che il 19,8% dei ragazzi e ragazze tra gli 11 e i 17 anni subisce atti di bullismo più volte nell’arco di un mese.

L’associazione Di.Te, Associazione Nazionale Dipendenze Tecnologiche, Gap e cyberbullismo è un’organizzazione di volontariato che nasce con l’obiettivo di porsi come una risorsa professionale dedicata alla sensibilizzazione, alla prevenzione e al trattamento delle dipendenze tecnologiche, del gioco d’azzardo patologico e dei fenomeni internet correlati, come ad esempio il cyberbullismo.

In un comunicato, l’associazione Di.Te spiega, con le parole di Giuseppe Lavenia Presidente dell’Associazione, proprio il rapporto esistente tra dipendenze tecnologiche e aggressività negli adolescenti.

“Per la società di oggi, abituata a convivere quotidianamente e a rapportarsi esclusivamente tramite devices, risulta sempre più complicato gestire ed esternare le proprie emozioni”dice Giuseppe Lavenia, Presidente dell’Associazione Di.Te.

“Il bisogno che sta dietro al voler documentare tutto ha a che fare con la necessità di mantenere sempre alti i livelli di eccitazione.

Ci sono dei meccanismi che si innescano in automatico dentro a questi bisogni, dissociando le emozioni.

 La tecnologia per certi versi tende a dissociare le emozioni e i sentimenti che si provano in determinate circostanze, senza fornirci i mezzi adatti per poterle esternare.

Ecco qui che questa difficoltà può portare ad episodi estremi di rabbia in cui il nostro corpo perde di consapevolezza, in quanto non è in grado di contenere coscientemente ciò che sente dentro.

Non si dà più valore al corpo, tutto sembra filtrato.

Meno saremo abituati a vivere il nostro corpo e più correremo il rischio di non conoscerlo”.

Educare, dunque, all’uso consapevole degli strumenti tecnologici, sembra porsi come l’esigenza principale del nostro tempo.

L’aggressività – così come spiega il presidente Lavenia – può essere utilizzata anche in modo positivo, se lo si insegna ai ragazzi.

“Insomma, dovremmo tornare a insegnare i confini della libertà, soprattutto con l’esempio, spiegando come fare valere i propri diritti senza ledere quelli degli altri” conclude Giuseppe Lavenia.

Si tratta, allora, di comprendere perché si decida di adottare comportamenti sbagliati; che anche i videogame svolgano una parte in questa distorsione emotiva?

Guardare film oppure giocare a videogiochi violenti desensibilizzerebbe gli adolescenti e potenzialmente promuoverebbe attitudini e comportamenti aggressivi: a parlarne è uno studio pubblicato sulla rivista Oxford Journal Social Cognitive and Affective Neuroscience.

Lo studio accerta come dopo la visione ripetuta di alcune immagini violente avvenga un’influenza, un condizionamento su alcune funzioni del cervello.

 

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