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Medicina di genere applicazione e diffusione

La medicina di genere studia le relazioni tra efficacia delle terapie e genere sessuale.

Un approccio che ha l’obiettivo di ottimizzare e migliorare il percorso terapeutico in base al profilo del paziente, rispondendo adeguatamente alle esigenze che la diversità uomo-donna pone dinanzi.

La medicina di genere rimane il presupposto di una medicina quanto più personalizzata ed efficace perché parte dalla diversità come consapevolezza ed evidenza scientifica.

La Fondazione Onda  è l’Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere.

Costituitosi a Milano nel 2005, la Fondazione Onda promuove una cultura della salute di genere a livello istituzionale, sanitario-assistenziale, scientifico-accademico e sociale per garantire alle donne il diritto alla salute secondo principi di equità e pari opportunità.

Scrive Fondazione Onda in un comunicato “La donna è sempre stata considerata dalla medicina tradizionale un “piccolo uomo” e studiata nella sua specificità limitatamente all’apparato riproduttivo (seno, utero, ovaie): si dice che abbia quindi sofferto della cosiddetta sindrome da bikini.

Gli uomini e le donne, invece, pur essendo soggetti alle medesime patologie, presentano sintomi, progressione di malattie e risposta ai trattamenti molto diversi tra loro.

Da qui la necessità di porre attenzione allo studio del genere inserendo questa “nuova” dimensione della medicina in tutte le aree mediche”.

Soltanto una medicina che tenga conto delle differenze di genere può affrontare una terapia su misura e di conseguenza efficace.

Il libro bianco “Dalla medicina di genere alla medicina di precisione” presentato dalla Fondazione Onda con Farmindustria, accentua e riflette sulla diversità uomo-donna, sulle esigenze curative diverse come baluardo di una medicina personalizzata.

La diversità tra uomo e donna si può riflettere in diverse condizioni di salute.

Le donne, ad esempio, soffrono di depressione da 2 a 3 volte più degli uomini, non solo per fattori biologici, quali il ciclo ormonale e l’effetto degli estrogeni, ma anche sociali, come il multitasking femminile e il conseguente stress e la violenza di genere”.

Si tratta di un approccio, quello della medicina di genere, approfondito clinicamente, perché le donne non sono “piccoli uomini” e partendo da questa evidenza, la necessità di uno studio clinico che parta dalla differenza di genere come presupposto per una cura efficace.

Studi recenti dimostrano che ancora oggi le donne sono penalizzate nella tutela della loro salute, nonostante sia ormai nota da diversi anni l’influenza che le differenze di genere (maschile/femminile) esercitano sullo stato psico-fisico, sull’insorgenza e sullo sviluppo delle malattie e sulla risposta alle terapie farmacologiche.

Le donne rispetto agli uomini vivono più a lungo ma si ammalano di più, consumano più farmaci e sono le maggior utilizzatrici del SSN.

 

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