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Il cinema sviluppa empatia

Il cinema, come prodotto artistico, aiuterebbe nello sviluppo cognitivo e nella abilità sociali.

La ricerca pubblicata dalla rivista Humanities and Social Sciences Communications ha indagato proprio sulle abilità che la visione di un film riesce a sviluppare e favorire nelle persone.

Nel dettaglio, secondo quanto analizzato da Emanuele Castano, autore della ricerca e docente presso il Dipartimento di psicologia e scienze cognitive dell’Università di Trento, il cinema, nel dettaglio il cinema cosiddetto d’autore, favorirebbe l’empatia, ovvero la capacità di comprendere l’emotività altrui.

La ricerca effettua un distinguo fondamentale tra cinema d’autore e i così chiamati film commerciali definiti «hollywoodiani».

Mentre film di semplice comprensione come quelli commerciali, caratterizzati da una semplice decodificazione attivano perlopiù processi di immedesimazione, come se la persona vivesse in prima persona i fatti narrati dalla pellicola, il cinema d’autore, invece, favorirebbe la capacità di comprensione degli altri.

Il cinema d’autore, infatti, non avvalendosi di primi piani capaci di informare sulla condizione psicologica del personaggio in maniera immediata, aiuterebbero lo spettatore nell’elaborare una decodificazione, un’analisi delle scene proposte, avvalendosi di una facoltà differente e meno autoreferenziale.

Analizzare una pellicola d’autore si traduce nella ricerca di un significato che non è reso in maniera esplicita e non immediatamente assimilabile alla propria esperienza personale, al proprio vissuto individuale.

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Non si tratta, in pratica, di immedesimarsi nei personaggi quanto effettuare una loro analisi.

La distanza che lo spettatore riesce a mantenere durante la visione del cinema d’autore, solleciterebbe la fantasia ma non solo, lo spettatore è nelle condizioni di capire le emozioni e gli stati mentali dei protagonisti della pellicola.

Questo tipo di cinema favorirebbe la capacità empatica dello spettatore, che potrebbe soffermarsi sulle intenzioni, mai ovvie, del protagonista del film, comprendendole e analizzandole.

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Scrive l’autore della ricerca che la distinzione tra personaggi realistici nei film d’arte e quelli dipendenti dal genere di Hollywood verte su una differenza psicologica.

Mentre il film d’autore propone tipi individuali, psicologicamente sfaccettati e complessi, i soggetti hollywoodiani risultano schematicamente ridotti.

“Il film d’arte sopprime le informazioni che spiegherebbero senza ambiguità l’espressione di un personaggio e invita lo spettatore a un processo di simulazione della vita interiore di un personaggio in misura molto maggiore rispetto al film di Hollywood, che presentando informazioni ridondanti sulla personaggio, riduce i gradi di libertà degli spettatori nel decidere cosa un personaggio vuole, crede, sente e farà dopo”.

 

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