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Il turismo archeologico subacqueo

Il turismo archeologico subacqueo è una realtà culturale in via di espansione che influisce notevolmente sul numero dei visitatori nella città di Napoli e in particolare nell’area dei Campi
Flegrei.
Il turismo archeologico subacqueo rientra in una fetta di ciò che definiamo turismo “esperienziale”, cioè un accreditato trend per cui il turista parte con la volontà di esperire sul territorio in visita modus vivendi locali e cerca di esplorare i patrimoni del luogo.

Secondo quanto riportato dall’intervento di Roberto Laringe-Presidente Federalberghi- ai lavori del convegno Archeo Camp 2019, organizzato dal Centro Sub Campi Flegrei, i dati registrerebbero un buon 70% di presenze che aderisce a questo tipo di volontà, viaggia re sì ma anche imparare. Il turismo archeologico subacqueo, allora, si propone come vettore principale di un turismo culturale fortemente in crescita con 272.614 presenze che muovono il settore verso strategie di sostenibilità ambientale e preservazione del territorio.
Sulla base di un questionario somministrato dal Centro Sub Campi Flegrei, così quanto rilascia nel suo intervento Cristina Canoro – Project Manager Centro Sub Campi Flegrei – i dati registrano per il 2018 un 25% di presenze in più e un 70% di visitatori per il Parco Archeologico Campi Flegrei.
Il turismo archeologico subacqueo interessa stranieri (con una presenza del 35%) e italiani che scelgono l’immersione come esperienza formativa e al contempo ambientale poiché riescono ad
esplorare e conoscere l’eco-sistema marino flegreo.

La città sommersa di Baia (Bacoli) si conferma un polo d’attrattiva internazionale riuscendo a destagionalizzare un turismo per lo più estivo e garantendo un flusso costante di presenze turistiche
sul territorio flegreo.
Sulla fruizione dei beni archeologici subacquei sentiamo l’archeologa subacquea Milena Costagliola, nonché autrice del Poster in esposizione: “Ninfei delle ville marittime d’età romana nel
golfo di Napoli: la costa da Cuma a Castel dell’Ovo e le isole. Analisi delle funzioni:
“Il fine della valorizzazione del patrimonio culturale anche subacqueo è certo la conoscenza – ci dice l’archeologa subacquea M. Costagliola – l’idea di fruizione del patrimonio anche sommerso si
sviluppa laddove viene riconosciuta come un diritto e un bisogno da parte della cittadinanza.

Questo diritto alla cultura solo se esercitato può far nascere sinergie e far adottare politiche pubbliche di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale. In merito alle nuove tecnologie queste apportano un nuovo concetto di fruizione poiché la tecnologia permette nuovi approcci eterogenei al patrimonio culturale anche subacqueo, una volta relegato agli ambienti degli addetti ai lavori e che, invece, adesso, anche grazie alla diffusione della tecnologia digitale, gode di un’attenzione maggiore.”

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