fbpx

Sport la prevenzione inizia dal movimento

Praticare sport significa schermare le persone da una serie di patologie come malattie cardiovascolari, il diabete, l’obesità.

Eppure, quella che Mauro Berruto e Piero Benelli al Festival della Salute definiscono come una vera e propria “cultura del movimento” stenta a essere implementata, iniziando, ad esempio, a concepirla come disciplina fondamentale del percorso scolastico.

“La cultura in generale si dovrebbe insegnare nelle scuole, laddove invece ancora oggi lo sport continua ad essere considerato meno importante rispetto ad altre discipline”.

“Si è ormai insostenibile e contro la letteratura scientifica che la scuola primaria rifiuti ancora l’idea che l’educazione motoria non abbia la stessa dignità delle altre discipline – dichiara Berruto – Alla scuola primaria si va principalmente per appassionarsi alle varie discipline, come la matematica, la storia o la geografia e tra queste deve esserci anche lo sport”.

Mauro Berruto, ex CT della Nazionale Italiana di Volley e formatore manageriale e Piero Benelli professore, ex pentatleta e medico sociale della Nazionale Italiana di Volley e della Vuelle Pesaro di Basket, oltre che direttore sanitario della clinica Fisioclinics di Pesaro, hanno incentrato il loro intervento al Festival della Salute di Siena sulla necessità di non trascurare oltremodo lo sport.

Pensare alla salute, dichiarano, spesso significa pensare alla Sanità, alle strutture sanitarie e non alle pratiche preventive, prima fra tutte lo sport oltre che una sana ed equilibrata alimentazione, che rappresentano un modo efficace per risparmiare sui costi sanitari e su quelli sociali.

“Ci sono tantissimi studi che quantificano il risparmio in termini di costi sanitari e sociali facendo fare movimento alle persone – incalza il Professor Piero Benelli – Però l’altra faccia della medaglia è rappresentata da una difficoltà della politica di mettere in pratica queste situazioni. Per i ragazzi lo sport è come la scuola. Hanno bisogno di fare sport. La loro cultura nasce dall’andare a scuola ma anche dall’imparare a muoversi. Dobbiamo creare percorsi per far fare sport alle persone, specialmente nella fase evolutiva, magari riappropriandoci degli spazi esterni, in un contesto in cui il movimento non può essere più considerato di serie B rispetto ad altre cose”.

Fare sport non equivale a intraprendere un percorso agonistico, spiega l’ex CT di Italvolley Benelli, ma imparare regole di convivenza e del vivere sano, valori imprescindibili da un contesto democratico come il nostro.

“Mi piace riferirmi alle persone parlando di cultura del movimento. Di quelle 99 persone su 100 che non diverranno mai dei campioni, ma che grazie allo sport possono diventare cittadini migliori, più rispettosi delle regole e soprattutto più sani. Perché la cultura del movimento è prima di tutto un gigantesco investimento generatore di risparmio del sistema sanitario nazionale” conclude Benelli.

Leggi anche: La bicicletta rosa. Il ciclismo femminile

Condividi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *