Stress ed emozioni imparare a gestirle

Un filosofo della mente come H. Putnam partendo dalla distinzione tra componenti fisici del computer (hardware) e tutti i suoi programmi (software) arrivò a sostenere la teoria realistica spinoziana di unità mente-corpo.

Questa citazione è utile per introdurre l’interpretazione e la comprensione dei livelli di stress che riusciamo a sopportare e i segnali di allerta qualora lo stress minasse al buon funzionamento del nostro cervello.

Parlare di stress significa individuare un meccanismo previsto dal nostro organismo che è funzionale al superamento di determinate difficoltà.

Esso rientra nel sistema fisico e in quello mentale, in altre parole, nell’affrontare un pericolo o una sfida riusciamo ad elaborare una valutazione della situazione da affrontare e delle risorse che abbiamo a disposizione attivandoci in modo proattivo, cioè di superamento della criticità da affrontare, oppure reattivo, in questo caso di evitamento della situazione.

Lo stress, come sappiamo, non è un fattore negativo tout court, poiché possiamo distinguere tra eu-stress, come la capacità di essere performanti e confrontarci in modo determinante con le situazioni, e lo stress logorante cosiddetto “cattivo”, il dis-stress, causa anche di problemi di salute.

Tra i segnali da tener sotto osservazioni in caso di stress “cattivo” e nocivo c’è sicuramente l’alterazione dei ritmi sonno – veglia.

In questo caso, a meno che non si abbia bisogno di uno specialista che ci aiuti nella gestione di un disturbo del sonno, bisognerà in primo luogo riconoscere l’importanza del riposo come fattore fondamentale di un buon equilibrio psico-fisico e adoperarsi per ristabilirne la regolarità.

Prediligere le ore del mattino per fare attività sportiva e scegliere cene dal basso profilo calorico che ci aiutino a digerire e dormire bene.

L’aspetto indispensabile nella nostra battaglia contro il dis-stress è la gestione efficiente delle energie.

L’executive coach Amy Jen Su, coautrice del best -seller “The Leader You Want to B” si è interessata di redigere per l’“Harvard Business Review” una lista di cinque azioni da svolgere per gestire la propria energia nelle situazioni di stress lavorativo.

Scrive: “Così come i fisici definiscono la resistenza elettrica “la capacità di una sostanza o di un dispositivo di opporsi al passaggio della corrente, provocando dissipazione di energia”, così non bisogna rifiutare di accettare la situazione ma essere consapevoli e reagire alla situazione.

Comprendere le proprie emozioni è un altro passaggio individuato da Amy Jen Su perché risulta più semplice demoralizzarsi pensando di non riuscire a fare un buon lavoro piuttosto che mettersi all’opera.

Dare un nome alle nostre emozioni per individuarle e comprenderle e adottare le giuste strategie.

Parlare, infine, e non chiudersi in un monologo con sé stessi, parlare con le persone care e con un medico che possa indirizzarci verso terapie adatte al nostro bisogno, al nostro livello di stress e alla nostra situazione esistenziale.

Rimanere presenti a sé stessi non significa non necessitare di un sostegno ma saper scegliere per il nostro bene.

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