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Cinema. Effetto notte

Cinema chiusi.

E’ stata la prima tra le misure adottate di riduzione della socialità.

Ciò ha comportato l’azzeramento del reddito per centinaia di migliaia di persone.

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Un settore che conta il 6 per cento di occupati con il lavoro di 1,55 milioni di donne e uomini con contratti atipici, partite Iva, freelance, prestatori d’opera occasionale.

Le sale del cinema riapriranno ma potrebbe non accadere prima del prossimo autunno.

Nell’ultimo week end di febbraio il box office perdeva quota 44% rispetto a una settimana prima.

4,4 milioni di euro persi.

Chiuse le biglietterie, ferme le promozioni con un grave impatto economico, inevitabile.

Il presidente dell’Anica Francesco Rutelli, dichiarava che “le industrie del cinema collaborano con le autorità per contenere e prevenire le problematiche del Coronavirus”.

Misure, continuava Rutelli che “portano conseguenze economiche significative, ma tutte le componenti industriali e sociali debbono contribuire in Italia ad attuare i provvedimenti necessari per uscire in tempi razionali da questa situazione critica”.

Al contempo l’Agis (Associazione generale italiana dello spettacolo) e Federvivo chiedevano al ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini di aprire uno “stato di crisi per il settore” a causa dell’impatto economico grave e negativo, tanto per il crollo dei ricavi di bigliettazione quanto per la drastica riduzione delle paghe degli addetti del settore.

Mentre già  in marzo arrivava l’appello al governo degli assessori italiani alla cultura: dichiarare uno stato di crisi per l’interno settore, sostenendolo anche con l’accesso al reddito di cittadinanza.

L’ex direttore di “Cahiers du Cinema” Jean- Michel Frodon scrive su Slate.fr (http://www.slate.fr/story/189321/cinema-projecteurs-arret-scenario-catastrophe-apres-crise-covid-19)

“In tutto il mondo, un gran numero di cinema non riapriranno mai, saranno falliti, gli altri – circuiti grandi e indipendenti – vivranno situazioni finanziarie difficili. Come molte altre industrie, si dirà giustamente”

Questi timori sono interpretati anche dal critico cinematografico Paolo Mereghetti che scrive:

“Il Covid-19 non sta fermando solo la produzione di nuovi film ma rischia di modificare profondamente l’atteggiamento e le aspettative del pubblico”.

E continua “Come si sa, il «dispositivo cinema» si fonda da una parte sulla capacità di creare nuove forme con le immagini (che non è quello che fanno le serie televisive, che lavorano sulla durata e la narrazione) e dall’altra sul desiderio delle persone di ritrovarsi in una sala buia a vedere ciò per cui hanno pagato un biglietto (è per questo che il cinema non è nato quando è stata impressionata la prima pellicola, ma quando qualcuno ha pagato un biglietto per vederlo, il 28 dicembre 1895)”.

La paura del contagio rimarcherà distanze e ci allontanerà dal piacere di sedersi accanto al cinema?

Cosa sta realmente cambiando nella società?

 

 

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