Fibrillazione atriale: l’aiuto degli Omega6

La fibrillazione atriale colpisce in prevalenza uomini cinquantenni e rappresenta la più comune aritmia cardiaca.

La fibrillazione atriale si associa a un aumento del rischio di episodi di natura tromboembolica e di ictus cerebrale.

Un’ampia analisi svolta su un campione di 2450 uomini tra i 42 e i 60 anni, è apparsa sulla rivista Nutrition Foundation of Italy.

La ricerca è della Kuopio Ischemic Heart Disease Risk Factor Study e rappresenta un nuovo supporto alle prove che rilevano il ruolo protettivo degli Omega-6 sul cuore.

Gli autori dello studio, infatti, hanno rilevato come gli Omega-6 assunti con la dieta riducessero i rischi relativi alla comparsa della fibrillazione atriale, in particolare, nei soggetti senza storie pregresse di malattia coronarica o insufficienza cardiaca.

Scrive la rivista: “In particolare, dalla suddivisione della popolazione in gruppi in base ai livelli ematici di omega-6, è emerso che i soggetti nei quartili con i valori di omega-6 totali più elevati presentavano una diminuzione del rischio di queste aritmie pari al 20% circa, rispetto agli uomini con le concentrazioni di omega-6 più basse”.

fibrillazione atriale

Nel dettaglio, l’acido linoleico, tra le singole analisi effettuate sugli acidi grassi, si associava a un rischio ridotto del 30% rispetto alla comparsa della fibrillazione atriale.

In altre parole, ciò che è stato osservato è una diminuzione del 35% di incorrere in quest’aritmia soprattutto per quei soggetti sani cui i livelli di Omega-6 assunti con la dieta erano più alti.

fibrillazione atriale

In particolare è l’acido linoleico, presente in alcuni oli vegetali (mais, girasole) e in quantità variabili nella frutta secca a guscio, nei cereali, nei legumi e in alcuni prodotti di origine animale, che risultava altamente protettivo per la salute del cuore.

“Questi risultati potrebbero essere in parte spiegati dall’effetto favorevole degli acidi grassi polinsaturi omega-6 (e dell’acido linoleico in particolare) sul metabolismo delle lipoproteine, sulla pressione sanguigna e sulla rigidità arteriosa, che hanno dimostrato di essere a loro volta positivamente associati al rischio di fibrillazione atriale”.

 

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