Dreamachine: arte e sogno

Torna la Dreamachine.

Dopo 63 anni dalla sua prima apparizione grazie all’opera di Brion Gysin, esponente di spicco della Beat Generation, ritorna la Dreamachine, l’opera d’arte che si ammira ad occhi chiusi.

Il progetto della Dreamachine si sviluppa all’interno del più vasto Festival UNBOXED: Creativity in the UK, che vede il coinvolgimento di artisti e tecnici che hanno realizzato una versione più moderna dell’invenzione di Gysin.

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Itinerante, l’opera ha debuttato a Londra al Woolwich Public Market, il 10 maggio e prosegue il suo viaggio tra Belfast ed Edimburgo, tra maggio e ottobre.

L’opera di Gysin nacque come sperienza cinematica capace di sostituire la televisione, l’intento era quello di vivere quel tipo di esperienza nelle proprie case, a Tv spenta.

Dreamachine

Oggi, grazie alla collaborazione del collettivo Assemble e il compositore inglese Jon Hopkins e una folta schiera di esponenti della Filosofia, Architettura, Scienza e nuove tecnologie, assistiamo alla costruzione di un’opera dalle caratteristiche immersive capace di guidare il suo pubblico in una chimera, un passaggio onirico personale.

Attraverso una serie di impulsi luminosi e sonori, della più celebre e onirica tradizione psichedelica, la Dreamachine attiva visioni personali.

Opera d’arte multisensoriale atta a risvegliare l’inconscio di ciascuno, la psichedelia incontra la realtà immersiva, guidata da un puro Esprit artistico.

Il risultato è un vero e proprio “sogno cosciente”.

Più ampia della prima Dreamachine, la nuova macchina dei sogni, permette di sedersi su apposite postazioni per sottoporsi a questi impulsi di luce e suono perché la persona riesca a costruire, stimolata da questo contesto, un sogno sensoriale seguendo le regole della propria psiche.

 

Leggi anche: Dream on: sogno dunque sono

 

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