Dream on: sogno dunque sono

La dimensione del sogno è senz’altro legata al mondo delle emozioni incoscienti e alla memoria.

Filosofi, neuroscienziati e psicologi nel corso dei secoli hanno cercato di indagarne le radici e darne una spiegazione.

Oggi la rivista scientifica Patterns pubblica una ricerca che espone una nuova teoria del sogno dal nome “ipotesi del cervello sovradimensionato”.

Nonostante lo studio sia ancora ai primi stadi di ricerca, è comunque, interessante notare come queste immagini vivide notturne, secondo la teoria del cervello sovradimensionato, rappresentino uno strumento cognitivo vero e proprio, atto a risolvere la gestione della realtà.

sogno

Nel dettaglio, lo scienziato che se ne occupa, Hoel, ha utilizzato concetti di intelligenza artificiale per spiegare questa teoria. 

Algoritmi altamente sofisticati, come quelli alla base delle auto a guida autonoma e degli assistenti virtuali, vengono addestrati su molti dati per eseguire attività. 

Hoel sostiene che questo non è diverso dalle nostre esperienze quotidiane, che insegnano ai nostri sistemi cognitivi e concettuali a interagire con il mondo. 

Così come gli algoritmi informatici possono incorrere nel problema dell’overfitting risolvibile con la promozione delle capacità di generalizzazione, con il lanciare, in altre parole, all’algoritmo alcune curve per aiutarlo a capire meglio più situazioni, allo stesso modo Hoel sostiene che i sogni possono avere uno scopo simile nel fornire dati di scarsa qualità ai nostri sistemi cognitivi e percettivi per impedire che si adattino eccessivamente alle nostre esperienze quotidiane.

Il sogno sarebbe un epifenomeno, uno stato allucinatorio che potrebbero aiutarci a migliorare il modo in cui rispondiamo alle nuove esperienze, perché abbiamo migliorato la nostra capacità di generalizzare e adattarci ad esse.

 

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