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Sentirsi soli sui social: adolescenti a rischio

È necessario fare un distinguo tra condivisione e ostentazione?

Cosa è cambiato nella società con l’avvento dei Social Network e dei Reality Show?

Sentirsi soli è una problematica che riguarda in prima istanza la fase adolescenziale e quel periodo della crescita in cui accettare e accettarsi è un aspetto specifico di questa fascia d’età.

Uno studio dell’American Academy of Pediatrics indica come proprio ai social network sia attribuibile una larga fetta di adolescenti che vive in maniera drammatica l’isolamento e l’emarginazione.

Affidare alla vita virtuale la capacità di affermarsi è una caratteristica dei nostri tempi piuttosto che farlo attraverso le parole e il dialogo.

L’offerta televisiva dei reality, invece, sottolinea in un’intervista a La Repubblica, Riva, un docente di psicologia e nuove tecnologie comunicative, minaccia la stessa sfera d’intimità, poiché non delega alla bravura o alla competenza (come i vecchi quiz) la vittoria del concorrente, bensì a una vera e propria valutazione di personalità.

Esiste una personalità vincente?  Nel caso dei reality la vittoria consiste nella notorietà, un peso gravoso per un adolescente che si confronta con un mondo adulto e che rimane pressato da aspettative e desideri personali così viziati da una società che lo vuole “vincente”.

Appartenere a un gruppo e omologarsi ad esso rappresenta un primo aspetto da indagare in quanto pena è l’esclusione e la solitudine.

In questo intricato panorama psicologico si pone il ruolo del genitore, che può riuscire a salvaguardare il benessere psichico del figlio appassionandolo e distraendolo dall’ostentazione e dalla frivola notorietà cui aspira il ragazzo.

Non esiste un manuale d’istruzione per evitare problemi “social” ma possiamo comunque affidare all’intelligenza del ragazzo, seguito dalla famiglia, un senso di privato lontano da plausi o fischi.

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