Pepe nero “il re delle spezie” a tavola

Il pepe nero, Piper nigrum, è considerato dalla scienza culinaria il Re delle spezie, sia a causa del suo largo consumo sia per la capacità di questa spezia di esaltare il gusto del piatto che andiamo ad arricchire macinandone i suoi grani all’interno.

Molti studi di recente pubblicazione appartengono all’India dove lo si utilizza per curare i disturbi mestruali negli esseri umani ma anche nella veterinaria per quelli gastrointestinali.

Preferibilmente usato in forma di polvere o compresse, al pepe nero si annoverano importanti qualità farmacologiche grazie alla potenza dei suoi composti bioattivi.

L’attività antimicrobica è stata registrata contro un’ampia gamma di agenti patogeni tramite l’inibizione del biofilm e sciami batterici.

Gli studi hanno anche riportato i suoi effetti antiossidanti contro una serie di specie reattive dell’ossigeno e dell’azoto tra cui l’eliminazione di anione superossido, perossido di idrogeno, ossido nitrico.

È stato anche segnalato, inoltre, un miglioramento degli enzimi antiossidanti in vivo.

Piper nigrum ha anche mostrato un effetto antitumorale contro una serie di linee cellulari da seno, colon, cervicale e prostata attraverso diversi meccanismi tra cui citotossicità, apoptosi e autofagia, ovvero il processo con cui le cellule del nostro corpo espellono alcuni loro componenti, ovvero si nutrono di proteine e altro materiale inutilizzato.

Un meccanismo che da un lato permette l’approvvigionamento di energia per la cellula e dall’altro promuove l’eliminazione degli scarti potenzialmente dannosi.

La sua proprietà antidiabetica è stata confermata anche in vivo così come l’attività ipolipidemica come evidenziato dalla diminuzione del livello di colesterolo.

Gli si adducono, al pepe nero, diversi problemi digestivi, eppure uno studio pubblicato da Nutrition Foundation of Italy ci mostra, invece, come le sue bacche nere possiedano tutte le proprietà digestive delle spezie in quanto aumentano la secrezione dei principali enzimi digestivi (amilasi salivare, lipasi intestinale, amilasi e lipasi pancreatica, tripisina, chimotripsina) e riducono il tempo di transito.

Come le altre spezie piccanti il pepe nero, alle dosi che si usano comunemente, non danneggia la mucosa gastrica, anzi, secondo alcuni studi la piperina avrebbe un effetto protettivo nei confronti dell’ulcera gastrica.

A livello intestinale, inoltre, la piperina aumenterebbe la capacità di assorbimento della mucosa. Tutte queste osservazioni spiegano perché il pepe nero è sempre stato utilizzato nelle preparazioni di erbe per trattare i disturbi digestivi.

Il pepe nero, rientra però, nella categoria degli ossalati, fatto che non compromette la sua salubrità, ma che se combinato con alcuni minerali, tra cui il calcio, potrebbe formare appunto i Sali e di conseguenza degenerare in coliche renali o calcolosi.

Gli ossalati si trovano in numerosi alimenti, anche in quelli più salutari, verdure quali gli spinaci, nei cereali, nel pane integrale, come anche nelle barbabietole, nel cacao, nei frutti di bosco e nei kiwi.

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