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Giornata Mondiale dell’AIDS. Informare e prevenire

Il 1° dicembre ricorre la Giornata Mondiale dell’AIDS, una giornata dedicata alla lotta globale a un virus che seppur lievemente assopito, non si arresta.

Ad oggi si parla di almeno 75milioni di persone sieropositive nel mondo, mentre i dati del rapporto Iss relativi al 2019 ci dicono che il 60% delle diagnosi sono avvenute già in fase avanzata e che nel 2020 riferiamo almeno 18mila persone sieropositive e che non ne sono a conoscenza.

Insomma, se negli anni ’90 l’Aids costituiva la prima causa di morte tra i giovani, oggi è il sommerso che preoccupa maggiormente.

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Eppure l’epidemia non si arresta, nel mondo tra i giovanissimi i nuovi casi di Aids sono stati nel 2019 320.000 e le morti per Aids 110.000.

La statistica non cambia per l’Europa, in particolare nell’Europa Orientale si registra un incremento del 72% delle diagnosi.

È tra i 25 e i 29 anni e tra 30 e 39 anni che l’Iss individua le fasce cosiddette a rischio.

Di fatto  il 68% degli adulti e il 53% dei bambini con HIV accede alla  terapia antiretrovirale (ART), un insieme di farmaci che inibisce il virus impedendone  la moltiplicazione nell’organismo.

Un recente studio pubblicato su Science spiega come il diffondersi della malattia sia legato a cause storiche e sociali che hanno attivato un processo rivelatosi poi inarrestabile.

Risultare positivi all’HIV non equivale all’avere l’Aids

Il virus dell’HIV (Human immunodeficiency virus) è un virus che attacca e distrugge, in particolare, un tipo di globuli bianchi, i linfociti CD4, responsabili della risposta immunitaria dell’organismo.

Il sistema immunitario viene in tal modo indebolito fino ad annullare la risposta contro altri virus, batteri, protozoi, funghi e tumori.

L’infezione da Hiv non ha una propria specifica manifestazione, ma si rivela attraverso gli effetti che provoca sul sistema immunitario.

La presenza di anticorpi anti-Hiv nel sangue viene definita sieropositività all’Hiv.

Pur con una infezione da Hiv, è possibile vivere per anni senza alcun sintomo e accorgersi del contagio solo al manifestarsi di una malattia opportunistica.

Sottoporsi al test Hiv è, quindi, l’unico modo di scoprire l’infezione.

L‘Aids (Acquired immune deficiency sindrome) identifica uno stadio clinico avanzato dell’infezione da Hiv.

È una sindrome che può manifestarsi nelle persone con HIV anche dopo diversi anni dall’acquisizione dell’infezione, quando le cellule CD4 del sistema immunitario calano drasticamente e l’organismo perde la sua capacità di combattere anche le infezioni più banali (infezioni/malattie opportunistiche).

Nonostante la mancanza di un vaccino contro l’Aids, le sperimentazioni cliniche in corso e le nuove terapie  possono agire contro la degenerazione del virus.

Rimane fondamentale il ruolo della prevenzione e dell’informazione: l’uso costante e corretto dei preservativi allontanano il rischio di contrarre questo virus e altre malattie sessualmente trasmissibili.

Le nuove infezioni da HIV, negli ultimi 10 anni, sono sì calate del 39% e le morti per AIDS del 51%, ma sul finire del 2019 l’81% delle persone sieropositive conosceva il proprio status e il 67% stava ricevendo terapie antiretrovirali.

I farmaci ART hanno salvato 15,3 milioni di vite.

È un successo della lotta globale contro questo terribile virus, ma non ci si ferma nella ricerca.

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