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Carie dentale nei bambini: la prevenzione

La carie dentale è un’infezione batterica, cronica e trasmissibile che interessa, secondo dati rilasciati dalla rivista Nutrition Foundation of Italy, 2,5 miliardi di persone.

Per l’Italia possiamo avvalerci di un’indagine dell’Oms risalente al 2005 che indicava per il Bel Paese un’incidenza della carie dentale del 21% in soggetti fino ai 4 anni d’età e del 43% fino ai 12 anni.

Ancora, un’indagine più recente patrocinata dalla Società Italiana di Odontoiatria Pediatrica del 2018, evidenziava, invece, come l’81% delle mamme intervistate su un campione di 3mila persone, ignorasse la natura infettiva della carie dentale.

Un’alimentazione ricca di zuccheri e uno spazzolamento del cavo orale non adeguato rappresentano i fattori più noti e diffusi dell’insorgere della carie dentale, ma non ne sappiamo, invece, molto sulla colonizzazione batterica del cavo orale che avviene già nel lattante.

Il cavo orale del neonato e del lattante è allo stato vergine e incontaminato in termini di presenza di batteri cariogeni.

È soltanto intorno ai 6 mesi che possiamo parlare di contaminazione batterica quando cominciamo a usare le stoviglie.

Una prima regola per evitare l’uso promiscuo delle stoviglie è quella di differenziare il cucchiaio d’assaggio della pappa e quello destinato a imboccare il bimbo o, per esempio, il passaggio del ciuccio di bocca in bocca, dall’adulto al bambino.

Senz’altro è l’alimentazione, però, il punto cardine della prevenzione della carie dentale, così come rilascia la Dott.ssa Silvia Scaglioni della Fondazione De Marchi del Dipartimento di Pediatria, IRCCS Policlinico, Milano alla rivista Nutrition Foundation of Italy.

“La lesione cariogena progredisce perché i batteri, utilizzando gli zuccheri per sopravvivere e moltiplicarsi, li metabolizzano ad acidi organici, che erodono lo smalto del dente.
Posto che la suscettibilità individuale è un fattore immodificabile e che sulla contaminazione poco può essere fatto, ecco che l’alimentazione diventa il cardine della prevenzione.

Ogni occasione di consumo di zucchero corrisponde a un attacco acido, anche se la lesività non è sempre identica: aumenta per esempio con la poppata/spuntino delle ore notturne, perché lo stato di idratazione del cavo orale, ma anche la detersione spontanea operata dalla lingua, sono inferiori”.

Attenzione anche all’uso del biberon cui si associa la durata del contatto tra smalto e zuccheri: nell’indagine del 2018-19 citata, ben il 47% delle mamme dichiarava di aver utilizzato  il biberon con il latte per facilitare l’addormentamento.
Non solo: il 22% ammetteva un uso prolungato del biberon della buonanotte oltre l’anno di età e ben il 10% oltre i 24 mesi.

La raccomandazione dei pediatri è ben diversa: è opportuno abituare il bambino all’uso autonomo della tazza con i due manici una volta compiuto l’anno di età perché, al contrario del biberon, non favorisce la permanenza del liquido nel cavo orale.
Da evitare assolutamente è anche l’abitudine di intingere il ciuccio in una sostanza dolce
(zucchero o miele): risorsa utilizzata “spesso” da 4 mamme ogni 100 e “saltuariamente” dal 23% delle intervistate.

E non va meglio con le bevande: quasi un terzo (28%) ha dichiarato di somministrare bevande diverse dall’acqua (comprese bevande e acqua zuccherate) più di una volta al giorno.

Dai 6 mesi, con i primi dentini, raccomanda la Dott.ssa Scaglioni,  l’igiene deve dotarsi anche di spazzolino e dentifricio.
Sarà compito della mamma spazzolare con un movimento circolare i dentini, utilizzando una minima dose di dentifricio specifico per bambini  e uno spazzolino con la testina tonda e le setole morbide..
Dopo i 3 anni, a poco a poco il bambino apprenderà come utilizzare uno spazzolino adeguato per l’età (va bene anche lo spazzolino elettrico), sempre con un dentifricio formulato per i più piccoli, utilizzando sempre movimenti circolari per almeno due minuti e per almeno due volte al giorno.


Lo spazzolamento serale è imprescindibile, proprio in vista del maggior ristagno notturno.
Durante il giorno, dopo il pasto di mezzogiorno alla mensa scolastica (materna o primaria), si deve incoraggiare il consumo di acqua, che favorisce l’allontanamento dei residui di cibo, compresi gli zuccheri adesi al dente.

In età scolare, allo spazzolamento mattutino e serale si può aggiungere l’uso regolare del filo interdentale.
“Ricordo – conclude la Scaglioni- che tra la fine del pasto e lo spazzolamento, è opportuno attendere una decina di minuti, lasciando alla saliva il tempo di riequilibrare l’attacco degli acidi alimentari al dente, prima di intervenire con l’azione minimamente abrasiva del dentifricio”.

 

 

 

 

 

 

 

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