Gli smalti vegani sono un prodotto se così possiamo definire, “trasversale” perché non riguardano soltanto la sfera femminile.
Sono molti gli uomini, infatti, tra i quali anche esponenti dello spettacolo, che colorano con gli smalti le loro unghie.
La Research Reports World ci dice che si attende per il 2026 un incremento dell’8.5% degli smalti vegani.
La cruelty free è un’esigenza di quanti, consapevoli del fatto che il settore della selfcare utilizza cavie animali, guarda al mondo beauty cercando tratti di innocuità.

Scegliere smalti vegani si traduce, allora, nel sottrarsi a una catena e invertire una tendenza, optando per prodotti che non sfruttano la risorsa animale producendo smalti del tutto vegetali.
La rinuncia delle case produttrici si focalizza su specifici ingredienti quali: la formaldeide, canfora, tosilamide etilica, xilene o trifenil fosfato, toluene, ftalato di dibutile, che sono ritenute meno sostenibili per l’ambiente e per l’uomo.
Alcune case di produzione hanno sostituito queste sostanze con il cotone, manioca, mais o patate.

Per la gamma di colori, gli smalti vegani, non differiscono sostanzialmente dalla produzione tradizionale.
Gli smalti vegani variano dal nude al rosa, tra i più richiesti risultano le colorazioni jeans, ciclamino e lilla.
Bellezza sì ma sostenibile.
Sembra essere questo il claim delle nuove generazioni che scelgono uno skincare innocuo e salutare.
I costi?
Senza dubbio si tratta di una spesa cospicua se comparata allo smalto tradizionale, una caratteristica che frena una parte degli acquirenti.
Tuttavia rimane un prodotto in forte espansione e che potrebbe rivelarci qualche sorpresa anche sui prezzi.
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