Business dei preziosi: gli effetti della guerra

Le stime elaborate dal Centro Studi di Confindustria Moda per Federorafi per il business dei preziosi, il settore orafo argentiero e gioielliero,  vedrebbero le vendite complessive per il 2022 riportarsi sugli 8,8 miliardi di euro.

“Un recupero considerevole che porta a sorpassare (a causa del rialzo dei prezzi dell’oro e degli altri metalli preziosi) del +11,9% (corrispondente a quasi 940 milioni in valore assoluto) i livelli del 2019” scrive nel comunicato Federorafi.

Rimane insuperato, per il business dei preziosi, il gap Covid ma le maggiori difficoltà e le preoccupazioni del business dei preziosi si legano al conflitto che si svolge in terra ucraina.

A fine marzo s’è chiusa la nota Vicenzaoro, fiera del settore orafo, che scrive nel comunicato di aver chiuso la rassegna 2022 con un totale di visite pari al +24%.

“L’affluenza di buyers e visitatori dall’estero, in particolare da Spagna (6,5% del totale), Germania (6,4%), Stati Uniti (6,3%), Grecia (5,3%), Francia (5,2%), è stata pari al 53%”, la Federazione Russa rimane la grande assente.

Nonostante l’area interessata dalla guerra rappresenti poco meno dell’1% delle esportazioni del gioiello made in Italy, è necessario tener conto che i russi sono importanti acquirenti di gioielli quando si recano all’estero.

La minaccia più grave per il business dei preziosi in questo momento storico, si identifica, come riportano le aziende, con l’aumento dei prezzi legati alle materie prime.

Per 6 aziende su 10 l’aumento di costi dell’energia avrà conseguenze negative sulla marginalità aziendale.

business dei preziosi

Per il 58% del campione anche le restrizioni agli spostamenti internazionali delle persone (business e/o turismo) rappresentano un freno importante.

“Le difficoltà di reperimento di materie prime e semilavorati presentano – ad oggi – un minor impatto, limitatamente al 22% dei rispondenti” si scrive ancora nel comunicato Federorafi.

business dei preziosi

Anche il business dei preziosi rientra nel mirino delle sanzioni internazionali contro la Russia, per cui si stabilisce, così come è scritto nell’ultimo pacchetto UE, che è vietato esportare verso Mosca beni di lusso e di valore superiore ai 300 Euro.

Ancora l’11 marzo gli Usa, tra i principali Paesi consumatori di diamanti, ha sancito il blocco dell’import di diamanti dalla Russia, a sua volta primo Paese per quantità di carati estratti.

Rimane comunque un periodo di “buoni affari” dato che in periodo di guerra e inflazione, il business dei preziosi, oro, argento e pietre preziose, rappresentano merce su cui investire, “beni rifugio” così chiamati.

L’ulteriore condanna però, potrebbe arrivare dal boicottaggio dell’oro russo, così come sta avviando la campagna il movimento statunitense Global Gold Transparency proprio per sensibilizzare le aziende del settore sul tema.

 

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