L’obesità: non un “problema estetico”, ma una patologia molto pericolosa!

L’obesità è una patologia, non è un modo per indicare la forma fisica di una persona “diversamente magra”, non è una caratteristica estetica, ma è UNA MALATTIA e come tale va trattata.

Le persone affette da obesità non sono devono essere “additati” con l’appellativo di “obeso\a”, loro sono persone e non sono la loro malattia.

Le persone affette da obesità molto spesso hanno uno stato psicologico già provato ed alterato dalla loro condizione che limita le loro possibilità di vita e, già solo questo, dovrebbe bastare a sviluppare nei loro confronti un atteggiamento di empatia e non di disprezzo.

Come professionista e come persona mi sento fortemente in dovere nel cercare di sensibilizzare l’umanità verso questo tipo di atteggiamento perchè da sempre e con elevata frequenza queste persone subiscono atti discriminatori e di bullismo pregni di cattiveria.

Prendere in giro una persona per la propria forma fisica è sempre sbagliato perchè molto spesso “non hanno deciso loro di essere così”, ma diversi fattori mentali e metabolici contribuiscono allo sviluppo di una determinata condizione.

La persona affetta da obesità non diventa tale perchè eccessivamente golosa, ma quasi sempre una predisposizione genetica, uno o più eventi traumatici ed una predisposizione familiare, sociale e psicologica, spingono queste persone a sviluppare l’obesità.

Infatti, durante una prima visita, cerco sempre di capire dal paziente quale o quali eventi hanno lo hanno portato a cambiare il suo rapporto con il cibo. Il cibo infatti non è solo la nostre fonte di nutrimento, ma spesso è anche il nostro “rifugio” o la nostra “via di fuga” da condizioni di tristezza, di nervosismo ecc…

E’ importantissimo, in virtù di ciò, abbinare ad un percorso nutrizionale anche un percorso psicologico per questi pazienti che quasi sempre hanno sviluppato una dipendenza dagli zuccheri e dal cosiddetto junk food.

Un’altro importante aspetto da considerare in un paziente affetto da obesità è la sua infanzia: capire se da bambino era magro o sovrappeso e capire che tipo di educazione alimentare aveva a casa perchè quasi sempre un bambino in sovrappeso sarà un adulto in sovrappeso o obeso. Questo perchè gli adipociti (le cellule del grasso) sì differenziano numericamente entro i primi tre anni di vita e più cellule adipose avremo, più sarà facile ingrassare da adolescenti ed adulti.

Quindi, mamme, attenzione all’alimentazione dei vostri piccoli, perchè dipende solo da voi crescere un futuro adulto obeso. Una delle più distruttive credenze era quella di vedere un bambino in sovrappeso e pensare “è un bambino in salute” e vedere un bambino magro e pensare “è un bambino non in salute, dovrebbe mangiare di più!” NULLA DI PIÙ’ SBAGLIATO!
Probabilmente il bambino magro avrà una vita più lunga di quello in sovrappeso…

Come sì effettua una diagnosi di obesità?
Già guardando un paziente possiamo capire se sì tratta o meno di eccesso di grasso, ma è sempre importante prendere le misure del paziente per stabilire lo stadio di obesità: PESO, ALTEZZA, CIRCONFERENZE e calcolare il BMI.
Il BMI (Indice di massa corporea) ci permette di capire la gravità della malattia:

BMI tra 25 -29.9 sovrappeso
BMI tra 30 – 34.9 obesità moderata
BMI tra 35 – 39.9 obesità media
BMI uguale o superiore a 40 obesità grave

Una volta che abbiamo rilevato il grado di obesità del paziente procediamo con la misurazione della pressione e con l’osservazione di alcuni valori dell’ematocrito per l’eventuale diagnosi correlata di SINDROME METABOLICA, INSULINO RESISTENZA, DIABETE DI TIPO 2 e DISLIPIDEMIA.

Un altro passaggio importante è consigliare al paziente di farsi prescrivere tutti gli accertamenti necessari a scongiurare il pericolo della SINDROME DELLE APNEE OSTRUTTIVE NOTTURNE che possono essere molto pericolose.

Una volta esaminati i valori ematici sì può procedere alla prescrizione di un’alimentazione sana che comunque dovrà tenere conto delle necessità caloriche di un paziente affetto da obesità. Solitamente non sì prescrivono mai diete troppo restrittive per evitare impulsivi e spasmodici attacchi di fame nervosa a cui questi pazienti sono facilmente sottoposti.

Quasi sempre questi pazienti hanno, paradossalmente, un metabolismo molto veloce, simile a quello dei bodybuilder, ma hanno delle alterazioni a livello ormonale rilevanti che favoriscono l’accumulo di grasso ed aumentano lo stato di infiammazione dell’organismo.
Il grasso infatti non è un tessuto “inattivo”, ma è un tessuto che ha un proprio metabolismo e produce tutta una serie di ormoni che sono fondamentali nel regolare l’appetito ed altre funzioni corporee chiamati appunto ADIPOCHINE.

Le più importanti sono l’ADIPONECTINA e la LEPTINA. Più è elevata la leptina e maggiore sarà lo stato di infiammazione del corpo e, purtroppo, sì è visto che nei pazienti affetti da obesità i livelli di leptina sono molto alti.

Abbiamo capito benissimo che lo stato di infiammazione è assolutamente da evitare perchè, se protratto, danneggia le cellule, i tessuti e gli apparati, rallentando le funzioni ed i processi metabolici e predisponendo il soggetto a patologie molto serie, prima fra tutti l’ATEROSCLEROSI e tutte le conseguenze cardiovascolari correlati quali: ISCHEMIE, ICTUS ed INSUFFICIENZA CARDIACA.

L’obesità è una malattia dall’eziologia multipla ed è causa di ulteriori malattie gravi e potenzialmente letali, la forma fisica è solo “la punta dell’iceberg” di tutto quello che c’è dietro che va diagnosticato e curato ed il paziente va monitorato con un periodico e continuo follow-up.

 

 

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