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Retrorunning: la corsa del gambero

Nell’era post-moderna, in cui si fa a gara, a inventare discipline sempre più sofisticate e originali, come pilates, Trx, walking, Fit Kombat e Gag, solo per citarci alcuni, la corsa all’indietro sembra obsoleta e antiquata, invece, proprio per la sua essenzialità, è una disciplina sportiva sempre più praticata, sia all’estero che in Italia.
Il retrorunning o corsa all’indietro è l’ultima moda in fatto di fitness. Questo tipo di esercizio può avere effetti molto benefici sul nostro organismo. Innanzitutto è una terapia efficace contro il mal di schiena e una cura per la cattiva postura. Inoltre, può portare benefici in campo riabilitativo per chi ha subito traumi articolari.
Gli esperti affermano che correre all’indietro è addirittura più salutare della corsa normale, questo perché quando si corre in avanti si tende a rilassare la pancia e a contrarre la schiena. Camminando o correndo all’indietro, invece, si ottiene l’effetto opposto, raggiungendo un perfetto equilibrio muscolare. Secondo una ricerca, fare cento passi all’indietro equivale a farne mille in avanti. In più, il retrorunning migliora le capacità cognitive e accelera la velocità di reazione. Migliora il sistema cardiovascolare e rinforza le difese immunitarie. È utilissimo anche per rassodare glutei e cosce. Questo particolare esercizio fisico si può praticare anche in coppia, uno corre in avanti e l’altro all’indietro. Questa modalità può risultare utile per chi pratica il retrorunning; questo, infatti, viene opportunamente avvisato dall’altro prima di scontarsi con un altro corridore o passante o di finire contro un ostacolo.

Gli studi dei ricercatori

Due studi condotti dai ricercatori Giovanni Cavagna, Mario Legramandi e Antonio La Torre, dell’Università degli Studi di Milano mostrano come “la corsa del gambero”, provochi un impatto minore su ginocchia e articolazioni con effetti positivi sia sull’allenamento sportivo che sulla prevenzione e cura delle lesioni. Gli studi condotti dal 2008 al 2011 e pubblicati su Proceedings of the Royal Society B (2011) e su The Journal of Experimental Biology (2012), hanno coinvolto 9 atleti, 7 maschi e 2 femmine, con età media di 43 anni.
Uno studio dell’università di Stellenbosch, in Sudafrica, ha dimostrato che il retrorunning fa bruciare più calorie rispetto alla corsa normale, perché implica uno sforzo fisico maggiore. Chi corre o cammina all’indietro ossigena meglio le vie aeree e può arrivare a perdere circa il 2,5% del proprio grasso corporeo. La corsa all’indietro, inoltre, è molto efficace in campo riabilitativo. Chi ha subito un trauma riesce più facilmente a riprendere l’uso di muscoli e articolazioni praticando questa disciplina. E, infatti, da diverso tempo l’ortopedia classica usa la camminata all’indietro su scale per riabilitare una serie di strutture locomotorie ed intervenire su diverse problematiche.

Storia del retrorunning

Il Retrorunning nasce in America negli anni Ottanta. A New York, nella splendida location del Central Park, si tiene ogni anno la Backwards Mile. Questa disciplina si è diffusa tantissimo anche in Italia, tanto che il nostro Paese promuove questa attività in forma agonistica. L’AIRR (Associazione Italiana RetroRunning), ha aperto un circuito, il Retro Challenge, diviso in venti gare che si tengono in diverse località del centro e del nord Italia (in particolar modo Reggio Emilia, Udine e Padova). E cresce sempre di più il numero dei partecipanti al circuito, così come aumenta ogni anno il numero di persone che si interessano a questa’attività fisica e decidono di praticarla. In omaggio alla Backwards Mile, nel 1992 in Italia, a Prato, si è tenuta la prima edizione del “Gambero d’Oro di Poviglio” , corsa all’indietro di 2500 metri.
A dimostrazione di quanto in Italia questa disciplina sia sentita e amata, alcuni tra i più importanti retrorunners mondiali sono proprio italiani. Tra loro: il reggiano Stefano Morselli che ha stabilito nel 1995 la miglior prestazione mondiale sugli 800 con 2’59″36, nel 1996 quella sui 3000 con 12’48” a Poviglio (RE) e quella sui 400 con 1’16″72, ottenuto a Utrecht in Olanda nel 2003, durante i campionati universitari olandesi. Morselli ha anche vinto la Backwards Mile di New York nel 1999,  un miglio in 6’40”. Altri sportivi italiani che praticano la corsa all’indietro a livello agonistico sono: Gianmatteo Reverberi, Paolo Tartari, Fabrizio Franceschi, Nicola Fabbiani e Luca Ginanni. Tra le donne, invece, spicca il nome di Stefania Zambello , imbattuta dal 2000.

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Aspetti tecnici

Correre all’indietro ha un solo ostacolo, quello di non vedere cosa si ha davanti. Per questo motivo chi corre deve mantenere una postura eretta, tenere piedi e gambe parallele al senso di marcia e scegliere un luogo sicuro in cui correre. I migliori corridori preferiscono non voltarsi mai per controllare la strada, così mantengono la loro velocità di corsa e non rischiano di perdere l’equilibrio. Per i principianti non sarà facile iniziare questo sport perché istintivamente siamo portati a correre in avanti e non all’indietro, ma è sufficiente allenarsi su brevi tratti di strada, alternando retrorunning a corsa classica per non avere problemi. Durante i primi allenamenti è normale sentire le gambe pesanti e stancarsi facilmente. Per questo bisogna seguire un programma graduale. Bisogna dare all’organismo il tempo di adattarsi al nuovo tipo di movimento. È importante ricordare alcuni piccoli accorgimenti: mantenere la schiena dritta, piegare poco le gambe, appoggiare la punta dei piedi e aiutarsi con il movimento delle braccia. I gesti del Retrorunning non sono molto diversi da quelli della corsa in avanti. Le braccia, ad esempio, oltre a mantenere l’equilibrio, funzionano da acceleratore del movimento. Per praticare questo sport non occorrono accessori particolari ad eccezione delle scarpe che, come quelle da corsa, devono essere stabili, in grado di sostenere adeguatamente il piede e la caviglia.

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