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Turni di notte quali i rischi per la salute

Il 20% circa della popolazione dei paesi industrializzati svolge lavori su turni notturni: giornalisti, medici, infermieri e autisti, solo per citare qualche categoria.

Questa esigenza lavorativa ha però un impatto abbastanza rischioso in termini di salute, dato che i cambiamenti di orario aiutano l’insorgere di problematiche legate al sistema cardiovascolare e disturbi metabolici, quali il diabete.

L’Experimental Physiology ha di recente reso noto uno studio dell’Università di Delhi, da cui si evince che i soggetti che lavoravano sui turni di notte sottoposti ad analisi di misurazione della tolleranza di glucosio, livelli di trigliceridi emergevano risultati anomali di trigliceridi nel sangue alla fine del pasto ma anche a digiuno “un indizio, in questo caso, di insulino-resistenza, e quindi di un possibile rischio di sviluppare il diabete. Tutti risultati che non sono invece emersi nei 20 partecipanti che non avevano svolto turni notturni nell’ultimo anno. A rendere interessante lo studio – così come spiegano gli autori al quotidiano “La Repubblica” – è il fatto che i risultati siano emersi a più di una settimana dall’ultimo turno di notte svolto dai partecipanti. E quindi potrebbero dimostrare che le alterazioni provocate dai cambiamenti di orario hanno conseguenze a lungo termine sulla salute”.

Ma in che modo bisogna correre ai ripari?

In primo luogo svolgere un’attività fisica prima di iniziare il turno di lavoro, il Journal of Physiology ha reso noto come l’attività fisica prima del turno di lavoro aiuti l’organismo a sostenere al meglio lo sforzo fisico del turno di notte.

Il cronobiologo Roberto Manfredini ha rilasciato al “Corriere della sera” un’intervista in cui ci spiega come il turno peggiore sia “il classico turno degli infermieri degli anni ’80-’90, con una settimana di mattine in corsia, una di notti e una di pomeriggi: l’organismo in sette giorni si abitua al nuovo ritmo che poi però viene ricambiato, con un altro shock”

I turni migliori sono quelli che prevedono, come per gli astronauti, quattro ore di attività e quattro di riposo, turni veloci, insomma, per abituare l’organismo a non abituarsi. I turni lunghi sono quelli più dannosi come anche quelli pensati per i vigilantes, ad esempio.

Per la teoria, insomma, tutto chiaro ma bisognerebbe passare alla pratica in maniera più incisiva in un’ottica di salvaguardia della salute dei lavoratori.

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