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Occhio Bionico: paziente recupera la vista

Un occhio bionico per poter riprendere la vista , non è fantascienza è successo veramente:

Ritornare a vedere, seppure in maniera parziale.

È questo il risultato, a un anno di distanza dall’avvio del progetto Prima, che ridà speranza a chi ha perso gradualmente la vista.

Il progetto prevedeva l’impianto di un microchip retinico, il cosiddetto “occhio bionico”, capace di ricevere immagini da una telecamera fissata sugli occhiali e trasformare in impulsi nervosi, attraverso il nervo ottico, che arrivando al cervello consentono una visione al momento parziale.

La malucopatia è una patologia legata all’invecchiamento, che colpisce il centro della retina, detta macula.

Il dott. Andrea Cusumano, ricercatore in oftalmologia presso l’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” spiega all’Ansa che “Il progetto PRIMA, è volto a ripristinare una visione artificiale in pazienti non vedenti mediante una protesi retinica ideata e inizialmente realizzata da Daniel Palanker, della Stanford University.

L’occhio bionico funziona grazie a un microchip costituito da 378 ‘fotodiodi’ miniaturizzati, con dimensioni totali di soli 2 millimetri di lunghezza e larghezza. Impiantato sotto la retina, è in grado di sostituire i ‘fotorecettori’ retinici mancanti nei pazienti con degenerazione maculare legata all’età (AMD) di tipo atrofico allo stadio terminale di malattia, restituendo in parte la funzionalità visiva persa e, con essa, un maggiore grado di indipendenza e autonomia”.

Al momento le persone che hanno utilizzato l’occhio bionico riescono a distinguere caratteri grandi e sequenze di lettere ma soprattutto gli si restituisce un certo grado di autonomia.

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