Differenze di salute. Status sociale basso rinuncia alle cure

Il basso status economico-sociale rappresenta un fattore di mortalità è quanto rileva la ricerca pubblicata da “Lancet” condotta dai ricercatori di Lifepath, un progetto finanziato dalla Commissione Europea.

Gli autori del lavoro hanno studiato due milioni di persone circa, di sette Paesi differenti, Regno Unito, Italia, Portogallo, Stati Uniti, Australia, Svizzera e Francia.

Seguiti in media tredici anni, i ricercatori hanno stilato una scheda dei partecipanti che analizzasse lo stato occupazionale come indice del loro status socioeconomico.

Le informazioni sono state correlate con lo stato di salute dei partecipanti e confrontate con quelle relative a sei tra i macro fattori di rischio il fumo di tabacco, consumo di alcool, scarsa attività fisica, obesità, fattori inclusi in “25×25”, il piano strategico dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che vuole ridurre del 25% la mortalità per malattie non trasmissibili entro il 2025.

Lo studio ha decretato come un basso status socioeconomico si correlasse a una maggiore mortalità, il lavoro, per la prima volta, si è concentrato sul confronto tra questo parametro sociale con gli altri grandi fattori di rischio, una ricerca che ha dimostrato che vivere in condizioni sociali ed economiche disagiate diminuisce di oltre due anni l’aspettativa di vita.

Il rapporto 2018 del Banco Farmaceutico ci spiega come in Italia, 539mila persone risparmino rinunciando alle cure mediche e ai farmaci.

I dati sono del Banco Farmaceutico mostra, inoltre, come gli indigenti spendano per il dentista molti meno soldi, 2,35euro al mese contro i 24 euro degli altri.

Le famiglie meno abbienti, quindi, spendono in salute e prevenzione solo il 2,54% della propria spesa totale, contro il 4,49% delle famiglie più ricche.

Per le cure, le famiglie più povere posso permettersi 117 euro l’anno quando il resto delle persone può spendere 703 euro l’anno.

Il 54% del totale riguarda la spesa farmaceutica, quota principale della spesa sanitaria si riferisce alle medicine con una spesa di 12,30 euro mensili, contro gli stai sociali più alti che investono, soprattutto, in prevenzione.

I dati del banco farmaceutico mostrano che la richiesta di farmaci (993.000 nel 2018) è aumentata del 22% nel quinquennio 2013-2018.

In aumento la richiesta di farmaci per il sistema nervoso con un 32%, l’apparato muscolo-scheletrico 16%, il tratto alimentare e metabolico 13,4%, l’apparato respiratorio 8,7%e le patologie dermatologiche con un 6,3%.

“Il bisogno terapeutico è uguale per tutti i cittadini e non può conoscere limitazioni” ha dichiarato il Direttore Generale dell’AIFA Luca Li Bassi al quotidiano “La Stampa”.

«Le analisi messe a disposizione da Banco Farmaceutico attraverso l’Osservatorio sulla povertà sanitaria rappresentano un importante contributo di conoscenza sia per analizzare la situazione socio-economica del nostro Paese e le sue ricadute sulla salute pubblica che per individuare strategie di politica sanitaria che tengano conto della correlazione esistente tra la povertà e lo stato di salute dei cittadini».

Agire sul sistema – lavoro, quindi, perché si garantisca il diritto a un lavoro dignitoso che permetta a tutti gli strati della società di accedere al sistema sanitario, alle cure e soprattutto alla prevenzione.

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