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Positive Nutrition sedersi a tavola con piacere

Dal greco antico δίαιτα, la parola dieta stava a indicare lo stile di vita.

Oggi la parola indica un’alimentazione corretta di cui si occupa la dietologia, che studia i bisogni di sostanze nutritive dell’organismo e le modalità migliori per fornire all’uomo, attraverso l’alimentazione, una nutrizione adatta e adeguata.

Si occupa di definire la quantità giornaliera di calorie che una persona deve introdurre con l’alimentazione, tenendo conto anche dell’attività fisica praticata, della distribuzione e combinazione dei cibi durante i pasti e del loro numero e ritmo nell’arco della giornata.

Con la Positive Nutrition assistiamo a una piacevole interferenza o meglio potremmo dire un’incursione, della psicologia nella sfera dell’alimentazione.

In un’intervista a Giovanni Scapagnini, del Dipartimento di Medicina e Scienza per la Salute, dell’Università del Molise e Vice Presidente della Società Italiana di Nutraceutica (SINUT), pubblicata sulla rivista Nutrition Foundation of Italy, ci sono alcuni chiarimenti su questo stile alimentare “positivo” che contraddistingue la ricerca contemporanea.

In pratica la Positive Nutrition nasce proprio dalla commistione di psicologia e alimentazione, laddove si determina un approccio positivo psicologico legato alla nutrizione.

Sedersi a tavola con piacere tenendo a bada quelle paure incontrollate di tipo salutiste che non hanno molto in comune, invece, con uno stile di vita salutare.

Dagli studi su specifiche popolazioni, dalla Groenlandia al Nord di Panama, i ricercatori hanno stilato alcuni nutraceutici di specifici alimenti, dal cacao al pesce, che grazie alla loro azione benefica sullo stato di salute dell’organismo, dovrebbero essere valorizzati e prediletti dalla dieta alimentare giornaliera da tutti.

Non, quindi, eliminare ma aggiungere.

La Positive Nutrition indaga le abitudini e la storia personale di un soggetto (o di una popolazione ristretta) che si mantiene in salute e fa emergere spesso aspetti positivi inediti e, quel che più conta, facilmente trasferibili alla popolazione generale.

Nello specifico, lo studio PREDIMED, realizzato in Spagna, ha messo in luce, ad esempio, che, a livello della funzionalità cerebrale, l’aggiunta quotidiana di olio extravergine di oliva migliora le funzioni associative, mentre le noci vanno in soccorso della memoria.

Dice Scapagnini: “Aggiungere elementi sicuramente positivi si dimostra più vantaggioso dal punto di vista dei risultati e più facile da far accettare rispetto alla limitazione di alimenti che si considerano negativi.
Sostenere un atteggiamento di tipo salutistico può non essere salutare: sono sempre più frequenti le segnalazioni di comportamenti alimentari al limite del patologico, che si strutturano a partire da timori immotivati e portano a scelte drastiche, fino al limite dell’accanimento
”.

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