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Fame ed emozioni. Mangio perché sono contento

Per “fame nervosa” intendiamo un appetito incontrollato che esprime una relazione tra emozioni e cibo.

Comunemente si pensa che in questo meccanismo, caratteristico di alcune persone, il cibo sia una forma consolatoria di stati d’animo negativi, come la tristezza, l’insoddisfazione o la solitudine.

Ebbene non è solo così.

In realtà si mangia di più anche quando si provano emozioni “positive” legate cioè alla gioia e alla contentezza.

A confermarlo è uno studio della Utrecht University pubblicato poi online su Appetite.

Lo studio ha coinvolto studenti universitari non obesi per cui da un confronto nato tra tre tipologie di test si confermava come i gruppi che aveva provato emozioni positive introducevano, mediamente, 100 kcal in più rispetto agli altri.

Insomma anche lo “stare bene” e vivere situazioni di convivialità ci inducono a mangiare di più.

A risentirne potrebbe essere la linea.

Possiamo “concederci” della cioccolata fondente all’85% associata a un pugno di noci quando siamo toccati da punte di voracità “emotiva”.

Per ovviare al problema della fame incontrollata sarebbe bene mangiare cibi ricchi di triptofano, si tratta dell’aminoacido che viene convertito dal corpo in serotonina, lo troviamo nelle uova, salmone e petto di pollo.

Non dimentichiamoci del magnesio, presente nelle verdure a foglia verde, nei semi di zucca, mandorle, nocciole, che aiuta il metabolismo del triptofano.

Aiutiamoci anche con l’assunzione di bevande calde e tisane, in particolare la tisana a base di buccia di mele ha un forte potere saziante.

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