Digiuno: come agisce sugli effetti della chemioterapia

Il digiuno prolungato  della durata di 48-120 ore riduce la segnalazione di procrescita e attiva percorsi che migliorano la resistenza cellulare alle tossine nei topi e nell’uomo.

A rilevarlo è uno studio coordinato da Valter Longo apparso sulla rivista Cell Stem Cell che suggerisce appunto, come il digiuno possa giovare ai malati di cancro, agli anziani e alle persone con difetti immunitari

La chemioterapia salva molte vite umane, ma può anche causare molti effetti collaterali, incluso l’esaurimento delle cellule immunitarie.

Anche in assenza di chemioterapia, inoltre, il normale invecchiamento ha un pesante tributo sul sistema immunitario, portando a deficienze immunitarie e un rischio maggiore di sviluppare la leucemia e una varietà di tumori maligni con l’età.

“Durante il digiuno il numero delle cellule staminali ematopoietiche aumenta ma aumenta il numero dei globuli normalmente molto più abbondanti.

Nei topi giovani o sani a più cicli digiuno/rialimentazione aumenta la popolazione di cellule staminali di dimensioni normali. 

Nei topi trattati con chemioterapia o nei topi anziani, i cicli di digiuno invertono rispettivamente l’immunosoppressione e l’immunosenescenza”.

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I ricercatori hanno scoperto che un semplice intervento dietetico – il digiuno periodico – può combattere sia i cambiamenti indotti dalla chemioterapia che quelli legati all’invecchiamento nella funzione delle cellule immunitarie reintegrando le cellule staminali nel sangue.

Si stima che più di un quinto dei decessi correlati al cancro sia accelerato, o addirittura causato, dagli effetti tossici della chemioterapia piuttosto che dal cancro stesso. 

Queste tossicità possono ridurre l’efficacia complessiva dei trattamenti antitumorali limitando il dosaggio e la frequenza degli interventi chemioterapici tollerabili per i pazienti.

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Attualmente non ci sono interventi per ridurre gli effetti collaterali che la chemioterapia ha sul sistema immunitario o per prevenire la disfunzione delle cellule immunitarie che si verifica con l’invecchiamento.

Il lavoro del dottor Valter Longo , professore di gerontologia/ricerca sull’Alzheimer/ricerca sul cancro, scienze biologiche presso l’Università della California meridionale, e dei suoi colleghi ha rivelato che la restrizione temporanea dei nutrienti potrebbe aumentare la resistenza delle cellule staminali a determinati fattori di stress.

 

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