Smart drugs: cosa sono

Il termine smart drugs indica un gruppo di farmaci che risulta utilizzato in modo improprio.

Le smart drugs, infatti, sono farmaci indicati per il trattamento di specifiche patologie, usate, invece, perlopiù da studenti e giovani lavoratori col fine di potenziare e/o migliorare le proprie prestazioni intellettuali.

Queste smart drugs, ovvero, droghe intelligenti, così come rileva uno studio pubblicato dall’International Journal of Drugs Policy e ripreso dalla rivista Nature, rappresentano uno dei consumi in crescita tra le nuove generazioni.

Scrive Nature: “In un sondaggio condotto su decine di migliaia di persone, il 14% ha riferito di aver utilizzato stimolanti almeno una volta nei 12 mesi precedenti nel 2017, rispetto al 5% del 2015”.

Le smart drugs servirebbero, questa la motivazione che ne motiverebbe il consumo, ad aumentare memoria e concentrazione, in termini medici quel che si definisce come potenziamento cognitivo farmacologico.

smart drugs

“Lo studio ha esaminato i farmaci da prescrizione come Adderall e Ritalin – prescritti dal punto di vista medico per il trattamento del disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) – così come il modafinil, farmaci per il disturbo del sonno e stimolanti illegali come la cocaina”.

I dati del sondaggio citato sull’utilizzo delle cosiddette smart drugs, registrava un incremento dell’uso delle droghe intelligenti del 10% in un arco di tempo di appena 2 anni.

Su un campione di 29.758 intervistati, il 30% di questi dichiarava nel 2017 di aver utilizzato smart drugs almeno una volta all’anno rispetto a una percentuale pari al 20% risalente al 2015 su un campione più vasto, composto da 79.640 intervistati.

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Il dato preoccupante riguarda proprio l’Europa con il Regno Unito in testa con un consumo pari al 23% del 2017 rispetto al 5% del 2015.

Ci si affida a questo tipo di stimolazione cognitiva per aumentare la produttività lavorativa, un dato che spinge la comunità scientifica a una riflessione sugli stili di vita del mondo occidentale e le sue priorità.

La composizione di questi farmaci usati impropriamente hanno effetti collaterali a lungo termine.

Tuttavia, la discussione verte sulle motivazioni che spingono alla necessità di potenziare le prestazioni cognitive e si sposta da un’area scientifica ad una squisitamente etica.

Il libro della giornalista scientifica Johann Rossi Mason “Cervello senza limiti” – Codice Edizioni- descrive in questa indagine meccanismi e problematiche legate al “brain enhacement” ovvero la stimolazione cognitiva indotta.

 

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