Pediatria: come proteggere i bambini dal Coronavirus

Intervista alla Dott.ssa Margherita Rosa pediatra ospedaliero

I bambini mostrano una resistenza maggiore al COVID19?

Ad oggi, in età pediatrica è descritta una minore incidenza di infezione da nuovo Coronavirus (o SARS-CoV-2) rispetto alla popolazione adulta, con quadri clinici più benigni.

In uno studio effettuato in Cina su 2143 bambini che avevano contratto il nuovo Coronavirus, il 94% dei bambini era asintomatico o aveva una forma lieve o moderata dell’infezione, senza necessità di ossigeno o altro tipo di assistenza respiratoria. I casi più severi descritti in letteratura pediatrica sono esigui e riguardano pazienti con problematiche multiple.

Il motivo per cui i bambini sono relativamente più “resistenti” al COVID19 non è ancora del tutto chiarito.

Potrebbero presentare: una più attiva risposta immunitaria rispetto agli adulti, la minore presenza di altri problemi clinici, la differente distribuzione dei recettori virali.

 

Come bisogna comportarsi in caso di un contagio in famiglia se ci sono bambini?

Innanzitutto mantenere la calma.

Se il bambino presenta segni clinici preoccupanti (segni di difficoltà respiratoria con la pancia che va su e giù, febbre mal tollerata, colorito pallido, labbra blu, non beve e non fa pipì) bisogna recarsi prontamente al pronto soccorso o chiamare subito i numeri di emergenza. Questo non è diverso da ciò che consigliamo per tutte le altre patologie in età pediatrica accompagnate da segni di allarme.

Se il bambino, come accade nella maggioranza dei casi, è in buona salute, è sufficiente non uscire di casa e contattare il proprio pediatra spiegando che un familiare convivente del bambino ha ricevuto diagnosi di COVID19. Il pediatra di famiglia insieme all’ASL intraprenderà una sorveglianza clinica.

Il pediatra fornirà anche dei consigli di buon senso come cercare, se possibile, di non far condividere al bambino la camera da letto ed il bagno del familiare COVID positivo, di differenziare il deposito della biancheria e gli utensili domestici.

È sconsigliato recarsi inopportunamente in ospedale o far trasferire il proprio figlio presso altri parenti, che potrebbero contrarre l’infezione.

 

Cosa bisogna fare se il bambino mostra di avere tosse e raffreddore?

In presenza di tosse e raffreddore senza i segni di fatica a respirare già citati, bisogna restare a casa e contattare il proprio pediatra di famiglia.

 

La Società Italiana di Pediatria ha messo a disposizione un vademecum per prevenire l’infezione da nuovo Coronavirus; tra i suggerimenti vi è anche l’importanza di spiegare ai bambini le ragioni del periodo di quarantena …

I bambini sono delle “spugne” e possiedono una notevole capacità di intercettare non soltanto le parole, ma anche il linguaggio non verbale e gli stati d’animo.

Se i termini “brutti” o le sensazioni sgradevoli percepiti durante colloqui familiari o programmi televisivi non vengono spiegati e circoscritti, la mancata consapevolezza del bambino potrebbe essere traslata in preoccupazioni eccessive, paure o brutti sogni.

Se i nostri figli ci chiedono se abbiamo paura, evitiamo di negare o di minimizzare. Possiamo spiegare loro che stiamo vivendo una situazione nuova e un po’ complicata da cui usciremo sicuramente, e che INSIEME possiamo farcela!

 

Altre considerazioni che vuole condividere sul Suo lavoro di pediatra ospedaliero nell’era del nuovo Coronavirus?

 

Voglio ricordare che non esiste soltanto il nuovo Coronavirus, e le altre malattie dei bambini continuano a girare e colpire.

Dunque, se da una parte noi pediatri raccomandiamo di non affollare pronto soccorso ed ambulatori con un bimbo che sta bene, ma di contattare il pediatra di famiglia, dall’altra non bisogna ritardare l’accesso al pronto soccorso di un bambino con segni clinici di allarme, poiché potrebbe avere una patologia che necessita di terapie di emergenza.

In questo periodo abbiamo assistito ad alcune diagnosi tardive di diabete ed altre malattie a causa di un ritardato accesso alle cure.

Dunque se un bambino: respira velocemente (come spiegato sopra), è poco reattivo e disorientato (se ha febbre si può rivalutare alla discesa della febbre), ha macchie sulla pelle che non scompaiono alla pressione con il dito, beve ed urina tanto oppure non urina per un giorno, è pallido sulla pelle e sulle labbra (se ha avuto vomito si può rivalutare dopo un po’), ha febbre sotto i 3 mesi, ha un mal di pancia continuo con pancia dura o vomito di colore verde, salta più pasti e non ha un “buon aspetto”, non bisogna esitare a condurlo in ospedale per paura che sia un luogo infetto.  

Di questi tempi abbiamo tutti un po’ paura, ma la nostra sfida deve essere quella di non perdere la lucidità.

Nessun bambino deve stare male senza Coronavirus ma per colpa del Coronavirus!

 

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