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La salute blu del Mediterraneo

Il Mediterraneo al centro del programma del WWF sulla biodiversità marina per la Giornata Mondiale dell’Oceano promossa dall’Onu che ricorrel’8 giugno.

In termini di percentuali, le tutele per il Mediterraneo coprirebbero appena l’1,27% del mare nostrum contro il parere degli scienziati che stimano misure di tutela pari almeno del 30% per la salute del mare.

Il WWF ha stimato che le attività dei settori marittimi si concentrano su alcune aree chiave depauperando la fauna e le risorse del mare.

Il “Blue Recovery plan” è un’iniziativa del WWF che illustra non solo il peggioramento delle prospettive economiche ed ecologiche del Mediterraneo ma si occupa di indicare, entro il 2030, le priorità per gli ecosistemi.

“Nel Mediterraneo – scrive il Wwf nel rapporto realizzato in occasione della Giornata degli Oceani – i servizi ecosistemici sono a forte rischio: il 33% degli habitat marini italiani di interesse comunitario, tra cui praterie di posidonia, foreste di macroalghe e coralligene, presentano uno stato di conservazione inadeguato”.

Come spiegano gli esperti dell’associazione ambientalista, “a causa delle elevate pressioni cui sono soggetti mari e coste italiani: nel 2015 l’Italia era al terzo posto in Europa per volume di traffico merci via mare e al primo per numero di passeggeri, la prima destinazione crocieristica d’Europa, con 700 porti, una flotta di pesca tra le più grandi in Europa e un settore di acquacoltura in fortissima espansione”.

Il “Blue recovery plan” (Un Piano per la Ripresa), sottolinea il Wwf “può mettersi in moto solo se un’efficace protezione del mare e uno sviluppo economico sostenibile diventano la norma”.

“Il Mediterraneo è un concentrato di biodiversità che tutto il mondo ci invidia, con oltre 17.000 specie, paesaggi evocativi, ricco di cultura, tradizioni”

Un mare sotto pressione, quindi, con conseguenze devastanti sull’ambiente.

Eppure l’interruzione di alcune attività marittime provocata dal Covid-19 mostra e conferma come ridurre le pressioni sul mare potrebbe fornire una chiave di svolta socioeconomica.

Abbandonare la logica dello sfruttamento delle risorse e riuscire a stabilire parametri di sostenibilità ambientale e una nuova logica dell’economia.

“Anni di pesca eccessiva – afferma il Wwf – hanno reso il Mediterraneo il mare più sfruttato al mondo con conseguenze sul settore: molte attività di pesca sono crollate, le flotte si riducono e i piccoli pescatori sono costretti a lasciare il lavoro mentre i giovani si allontanano dalle comunità.

Una migliore gestione della pesca e una maggiore protezione marina permetterebbero al settore di rimettersi in piedi e lavorare in modo sostenibile” scrive il WWF.

È partita in Italia e per tutta l’estate GenerAzioneMare, iniziativa promossa dall’associazione ambientalista che giunge al suo terzo anno, una campagna che ha costruito una vera e propria comunità di volontari, cittadini, scienziati, pescatori e aziende per difendere il patrimonio Blu del Mediterraneo.

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