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Paura o fobia? Imparare a parlarne

La paura rappresenta sì un pericolo reale ma anche una forma di difesa.

Avere paura di un leone, ad esempio, è una paura giustificata, quindi è uno stato emotivo prodotto da uno stimolo che è, in effetti, un pericolo reale.

In questo caso, quindi, non parliamo di fobia ma di una percezione di un pericolo che presenta variabili soggettive così come le caratteristiche umane.

Quando, allora, parliamo di fobia?

La fobia, al contrario della paura, si manifesta come un allarme, una necessità di fuga da uno stimolo che realisticamente non è un pericolo per la persona.

Di fobie se ne conoscono svariate, dalla paura dei ragni a quella dei colori, dalla paura dello straniero a quella delle opinioni altrui.

Nel dettaglio, la paura dei colori, la così chiamata cromatofobia, si manifesta come una negazione dei colori poiché individuati come causa di sofferenza.

L’associazione inconscia che la scatena è legata a un evento traumatico da cui la persona si difende negando la sua esistenza.

Questo vedere il mondo il bianco e nero, quindi, non è un gusto personale, ma una necessità psicologica.

Tra le fobie più curiose si annovera anche l’allodoxafobia, la paura delle opinioni altrui.

Questo tipo di fobia si manifesta con una chiusura verso le discussioni con gli altri poiché il soggetto si rifugia in ambienti per lui accomodanti arginando il confronto con le opinioni altrui.

Parliamo, in questo caso, di problematiche legate all’autostima e all’abuso emotivo.

Non si può convivere con una fobia, poiché, chi ne soffre si sente afflitto e troppo fragile rispetto a questo timore irrazionale.

Il primo passo necessario per superarla è parlarne, poiché soltanto un dialogo sul problema e quindi una sorta di condivisione con un’altra persona può ristabilire possibili parametri di superamento e quindi di serenità.

Alcuni tipi di fobie si affrontano, in psicoterapia, con una terapia comportamentale capace di ridimensionare l’ansia e di conseguenza la fobia.

Per sconfiggere la fobia si può percorrere la via dell’arteterapia.

Le immagini riescono a rievocare vissuti coscienziali poiché visionarie e senza alcuna forma di retorica.

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