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Pane integrale è più sano ma non lo compro

Pane integrale, pane ai cereali e miscele di farine varie, hanno diversi benefici per la salute, eppure i consumatori non ne mangiano a sufficienza.

Anche di fronte a una campagna di nudging, di promozione di prodotti integrali, nel dettaglio del pane integrale, l’abitudine del comprare il “solito” pane non ha subito alcun tipo di influenza.

A parlarne è una ricerca, pubblicata dalla rivista Plos One dal titolo “Un esperimento in negozio sull’effetto dell’accessibilità sulle vendite di pane integrale e bianco nei supermercati” che ha sperimentato se l’esperienza ambientale, ovvero, posizionamento della merce e promozione del pane integrale, influenzasse le decisioni dei consumatori.

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La risposta è no.

L’esperimento in negozio è stato condotto in due periodi di sei settimane in due supermercati per studiare gli effetti dell’accessibilità sull’acquisto da parte dei consumatori di cereali integrali e altri tipi di pane più sani.

In condizioni di elevata accessibilità, il pane più sano è stato collocato in una posizione più comoda per l’acquirente sul lato sinistro degli scaffali dove è stato incontrato per primo.

C’erano differenze significative e consistenti nelle vendite tra supermercati, tipi di pane, giorno della settimana, ma non tra accessibilità.

L’esperimento ha testato come, nonostante le raccomandazioni internazionali sul consumo di prodotti e pane integrale, in molti paesi il consumo di cereali integrali risulti basso.

Il consumo di cereali integrali è stato promosso in vari modi, ad esempio enfatizzando o migliorando la sua accessibilità, la salubrità, la disponibilità, il gusto e l’aspetto.

Nell’ultimo decennio – scrivono gli autori della ricerca- c’è stato un notevole aumento dell’interesse nell’usare le intuizioni dell’economia comportamentale e della psicologia per cambiare il comportamento in una direzione più sana, perché molti comportamenti sono guidati da abitudini e routine automatiche”.

Eppure è molto radicata la tentazione di ricorrere a comportamenti automatizzati e meno sani.

La maggior parte degli acquisti al supermercato non sono pianificati, si basano, cioè, su decisioni adottate in negozio.

Sempre più spesso, gli interventi si concentrano sulla disposizione dei contesti decisionali in modo tale da interagire con il sistema decisionale automatico e guidato dagli impulsi dei consumatori. Questi cosiddetti interventi di spinta adattano l’ambiente in cui le persone fanno delle scelte per aiutarle a fare scelte migliori.

A seconda degli studi specifici, gli aumenti o le diminuzioni delle vendite a seguito del nudging possono raggiungere il 28%.

Finora, gli studi di sollecitazione hanno preso di mira soprattutto case, scuole, negozi di alimentari e ristoranti. 

La forza dell’abitudine all’acquisto di pane è tipicamente alta, poiché le persone hanno un modello di acquisto ripetuto.

 

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