Medicina

Stipsi: probiotici o lassativi?

La stipsi cronica incide per il 15-20% sulla popolazione italiana.

Le forme di stipsi più frequenti sono quelle da transito rallentato o transito normale che si associa però alla sindrome dell’intestino irritabile.

I sintomi sono diversi a seconda del tipo di stipsi di cui si soffre: fastidio e gonfiore addominale, feci dure e sforzo evacuativo nelle stipsi da rallentato transito, cui si aggiunge dolore addominale e sensazione di incompleta evacuazione in quella associata a intestino irritabile, mentre nelle stipsi espulsive prevalgono lo sforzo evacuativo e il senso di evacuazione incompleta.

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I soggetti che presentano questo tipo di problema possono scegliere tra così tanti suggerimenti da parte dell’informazione promozionale e pubblicitaria che soltanto raramente si rivolgono a un medico per affrontare la questione.

Per ovviare al problema i medici, così come suggerisce un documento SIMG è importante mantenere un sufficiente apporto d’acqua, praticare una moderata attività fisica, assumere probiotici.

È altresì importante assumere un adeguato apporto di fibre alimentari.

“Le diete a basso contenuto di fibre si associano alla stipsi, le fibre insolubili accelerano il transito intestinale e quelle solubili assunte con acqua aumentano il volume fecale e la frequenza delle defecazioni. Tuttavia, l’efficacia nel trattamento della stipsi dell’aumento dell’assunzione di fibre non è dimostrata da solidi dati di letteratura.

Le fibre inoltre possono, se in eccesso, essere poco sopportate peggiorando gonfiore e flatulenza, questo spiega gli scarsi risultati nelle stipsi da rallentato transito e da dissinergia e in quelle associate intestino irritabile” si scrive nel documento.

L’uso dei probiotici nel trattamento della stipsi è stato recentemente e fortemente pubblicizzato per la presenza sul mercato di numerosi alimenti “funzionali” che li contengono.

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“A questo riguardo- scrive SIMG- va sottolineato che l’efficacia dei probiotici è stata dimostrata in tre trial clinici randomizzati dopo due settimane di trattamento ma esclusivamente per alcuni ceppi di lactobacilli”.

Quando le modifiche delle abitudini di vita non determinano un miglioramento della stipsi cronica è necessario ricorrere all’uso dei lassativi, farmaci efficaci come dimostrato da sette trial clinici randomizzati che hanno analizzato 1411 pazienti.

Tuttavia una persistenza dei sintomi è osservata nel 16-40% dei soggetti.

Per potere personalizzare al meglio il trattamento vanno ben conosciute le caratteristiche dei vari tipi di lassativi.

La tabella del documento SIMG definisce a seconda delle caratteristiche che presentano, diversi tipi di lassativi:

Lassativi formanti massa

Tra questi i più comuni sono la metilcellulosa, l’ispaghula, lo psyllium e il glucomannano, polimeri disaccaridi naturali o sintetici.

Stimolano la crescita della flora batterica residente aumentando ulteriormente la massa fecale.

Lassativi ammorbidenti

Tra questi i più comuni sono la paraffina liquida e il docusato sodico.

Essendo dei tensioattivi anionici favoriscono la formazione di un’emulsione del materiale fecale con acqua e lipidi rendendolo più soffice e facilitandone il transito.

Lassativi osmotici

Agiscono richiamando acqua nell’intestino e aumentano il contenuto liquido delle feci.

Tra i più usati il lattulosio (zucchero non assorbibile) e il macrogol (polietilenglicole), che possono determinare entrambi dolore addominale, diarrea e, il primo, flatulenze.

A questa categoria appartengono i lassativi salini, come l’idrossido e il solfato di magnesio, che possono determinare alterazioni idrosaline e devono quindi essere usati con attenzione nei soggetti con problemi renali e cardiologici.

Lassativi stimolanti idrolizzati nell’intestino inducono la peristalsi stimolando direttamente le terminazioni nervose enteriche e inibendo il riassorbimento dell’acqua nel colon.

L’ampia disponibilità di tipi diversi di lassativi deve far fare una scelta razionale e collegata ai sintomi riferiti dal paziente e al tipo di stipsi ipotizzata.

Si consiglia sempre, prima di un’automedicazione, di sentire il parere del proprio medico.

 

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